Holding per startup: vantaggi, costi e quando costituirla

La holding personale è una società che detiene le quote della startup operativa. Il founder controlla la startup tramite un veicolo societario, invece di intestare le quote direttamente a sé come persona fisica. La funzione principale della holding è amministrare partecipazioni in altre società.

La guida in pillole

Sottoscrivere le quote di una startup come persona fisica è la scelta più comune. Può però diventare inefficiente quando la società cresce e si apre una exit.

Se il founder vende direttamente le quote, la plusvalenza è tassata al 26%. Su un guadagno di 1.000.000 di euro, il prelievo fiscale è di 260.000 euro.

Con una holding personale SRL, se ricorrono i requisiti PEX, la tassazione effettiva sulla plusvalenza scende all’1,2%. A parità di valori, il risparmio d’imposta è di 248.000 euro.

La holding può convenire quando ci sono exit rilevanti, dividendi distribuibili, più progetti imprenditoriali o esigenze di separazione patrimoniale.

La scelta dipende da tre valutazioni:

  1. Vantaggio fiscale atteso rispetto alla partecipazione diretta;
  2. Forma societaria più adatta, tra holding SRL e società semplice;
  3. Momento di costituzione, prima della startup o in una fase successiva.

La holding SRL è più efficiente in caso di exit o dividendi. La società semplice ha costi più leggeri e può essere utile per la tutela delle quote, ma non consente di applicare la PEX.

La holding va valutata prima di costituire la startup, ma non sempre va aperta subito. Inserirla vicino a una exit già prevedibile può aumentare il rischio di contestazioni fiscali.

Vuoi capire se ha senso nel tuo caso? Leggi l’approfondimento ⬇️

Cos’è una holding personale e come funziona in una startup

La holding personale è una società che detiene le quote della startup operativa. Il founder controlla quindi la startup tramite un veicolo societario, invece di intestare le quote direttamente a sé come persona fisica.

Sul piano operativo, la holding non produce beni e non vende servizi. La sua funzione principale è amministrare partecipazioni in altre società, gestire i flussi finanziari che ne derivano e organizzare eventuali reinvestimenti.

SRL holding vs holding società semplice

Una holding personale può essere strutturata in due modi:

  1. La holding SRL è una società di capitali. Può essere molto efficiente sul piano fiscale, perché i dividendi ricevuti dalla startup concorrono alla formazione del reddito solo per il 5%. Inoltre, se ricorrono i requisiti PEX, anche la plusvalenza realizzata in caso di exit può essere tassata solo sull’1,2% effettivo. La holding SRL richiede però una struttura più onerosa: atto notarile, contabilità ordinaria, approvazione del bilancio annuale e deposito in Camera di Commercio.
  2. La società semplice è una società di persone. Ha costi di costituzione e gestione più contenuti e, quando ha per oggetto la gestione statica di partecipazioni, non deposita il bilancio. Funziona però in trasparenza fiscale e non consente di applicare la PEX, quindi fiscalmente meno vantaggiosa.

Perché valutare la holding prima di costituire la startup

La holding personale viene spesso associata a imprenditori già strutturati, con più società o patrimoni rilevanti. Per una startup, tuttavia, può comunque essere utile valutarla già prima della costituzione.

Il motivo è l’intestazione delle quote: quando il founder costituisce la startup, deve decidere se sottoscrivere le quote direttamente come persona fisica oppure tramite una holding. Questa scelta influenza la tassazione futura, la gestione di eventuali dividendi, la struttura della cap table e le operazioni da fare in caso di exit.

Se la holding viene inserita più avanti, di solito servono atti ulteriori, costi aggiuntivi e una verifica fiscale più attenta. 

Vantaggi fiscali della holding SRL: dividendi, exit e PEX

La holding SRL può ridurre il carico fiscale in due momenti diversi: quando riceve dividendi dalla società e quando vende le quote in caso di exit.

I due regimi hanno una logica simile, perché portano entrambi a una tassazione effettiva dell’1,2%, ma non vanno confusi.

Sui dividendi si applica l’articolo 89 TUIR.
Sulle plusvalenze da cessione si applica la Participation Exemption, se ricorrono i requisiti dell’articolo 87 TUIR.

Dividendi: perché la tassazione può scendere all’1,2%

Quando la startup operativa produce utili, paga l’IRES al 24%. Se poi distribuisce dividendi, la tassazione cambia in base al soggetto che li riceve.

Se il founder detiene le quote come persona fisica, il dividendo incassato è tassato con imposta sostitutiva del 26%.

Se invece le quote sono detenute da una holding SRL, solo il 5% del dividendo concorre alla base imponibile IRES della holding. Con IRES al 24%, l’effetto fiscale è pari all’1,2%.

La tassazione del 26% entra in gioco solo quando la holding distribuisce la liquidità al founder persona fisica. Finché le risorse restano nella holding, possono essere usate per nuovi investimenti, acquisizioni o altri progetti imprenditoriali.

Exit: come funziona la PEX sulla plusvalenza

Il vantaggio più rilevante emerge in caso di exit: se il founder vende direttamente le quote della startup, la plusvalenza è tassata al 26%.

Se invece la vendita viene effettuata da una holding SRL, la plusvalenza può beneficiare della PEX. In questo caso, il 95% della plusvalenza è esente e solo il 5% viene tassato con IRES. Anche qui l’aliquota effettiva è pari all’1,2%.

Esempio: vendita quote da 1 milione di euro

Un founder detiene il 30% di una startup. Ha sottoscritto la partecipazione per 30.000 euro e la vende per 1.000.000 di euro.

La plusvalenza realizzata è pari a 970.000 euro.

Modalità di partecipazioneAliquota effettivaImposta dovuta
Cessione come persona fisica26%252.200 €
Cessione tramite holding SRL, con PEX1,2%11.640 €
Differenza di liquidità nella holding240.560 €

La differenza fiscale è pari a 240.560 euro. Questa liquidità resta nella holding e può essere destinata a nuovi investimenti, nuove società o operazioni di crescita.

Quando la holding può applicare la PEX

La holding SRL può applicare la PEX solo se la partecipazione venduta rispetta i requisiti previsti dall’articolo 87 TUIR.

Possesso della partecipazione per almeno 12 mesi

La holding deve detenere le quote della startup per almeno 12 mesi ininterrotti prima della vendita.

Questo requisito rende più sicura una struttura pensata in anticipo. Una holding costituita a ridosso di una exit può non avere ancora maturato il periodo minimo richiesto.

Iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie

La partecipazione deve essere iscritta tra le immobilizzazioni finanziarie nel primo bilancio chiuso durante il periodo di possesso.

Questo requisito serve a dimostrare che la holding non detiene le quote come investimento speculativo di breve periodo.

Residenza fiscale della partecipata

La startup partecipata deve essere residente in Italia oppure in uno Stato che non rientra tra quelli a fiscalità privilegiata.

Per la maggior parte delle startup italiane questo requisito non crea problemi, ma va verificato quando la struttura societaria coinvolge società estere.

Attività commerciale effettiva della startup

La società partecipata deve svolgere un’attività commerciale effettiva.

Per una startup operativa, questo requisito di solito coincide con lo sviluppo e la vendita del prodotto o servizio. Va però valutato con attenzione se la società detiene solo asset, partecipazioni o diritti senza una reale attività operativa.

Holding SRL o società semplice: quale conviene al founder?

La scelta dipende da tre fattori: obiettivo fiscale, livello di protezione patrimoniale e costi di gestione sostenibili.

La holding SRL è più adatta quando il founder vuole massimizzare l’efficienza fiscale su dividendi, exit e reinvestimenti.

La società semplice è più adatta quando l’obiettivo principale è organizzare la detenzione delle quote con costi ridotti e maggiore attenzione alla tutela patrimoniale.

Holding SRL: più efficienza fiscale, più costi

La holding SRL è la forma più efficiente quando il founder prevede dividendi, una exit rilevante o reinvestimenti nel tempo.

Il vantaggio fiscale su dividendi e plusvalenze è quello visto sopra: tassazione effettiva all’1,2%, se ricorrono le condizioni previste. La differenza, rispetto alla società semplice, è che la SRL può accedere sia al regime agevolato sui dividendi sia alla PEX sulle plusvalenze.

La holding SRL richiede però una struttura più onerosa: atto notarile, contabilità ordinaria, approvazione del bilancio annuale e deposito in Camera di Commercio.

Per le holding statiche, limitate alla detenzione di partecipazioni, l’amministratore unico non è automaticamente obbligato all’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. L’obbligo previdenziale richiede lo svolgimento di un’attività operativa abituale e prevalente. La mera detenzione di partecipazioni non basta.

Se viene deliberato un compenso per l’amministratore, può invece sorgere l’obbligo contributivo alla Gestione Separata.

Società semplice: meno costi, più attenzione alla tutela delle quote

La società semplice – utile per gestione patrimoniale e favorire passaggi generazionali –  funziona però in trasparenza fiscale. I dividendi ricevuti dalla startup vengono imputati ai soci e tassati in capo a loro, di norma con imposta sostitutiva del 26%.

Quindi, rispetto alla partecipazione diretta come persona fisica, la società semplice non genera lo stesso vantaggio fiscale della holding SRL.

I vantaggi principali sono altri:

  • gestione più leggera, perché non richiede deposito del bilancio se ha per oggetto la gestione statica di partecipazioni;
  • maggiore controllo sul trasferimento delle quote, se i patti sociali escludono la libera trasferibilità e richiedono il consenso degli altri soci.

C’è però un limite da considerare.

Se un creditore personale del socio non riesce a soddisfarsi sui suoi beni personali, può chiedere la liquidazione della quota nella società semplice. La società deve liquidare il valore della quota in denaro entro tre mesi dalla domanda.

Per una società semplice che detiene solo partecipazioni illiquide, questo può creare tensioni finanziarie e problemi di governance.

Tabella confronto: holding SRL vs società semplice

CaratteristicaHolding SRLSocietà semplice
Tassazione dividendi1,2% effettivo in capo alla holding26% in capo ai soci
Tassazione plusvalenze1,2% effettivo con requisiti PEX26% in capo ai soci
Bilancio in Camera di CommercioObbligatorioNon richiesto
Pignoramento quoteAmmesso ex art. 2471 c.c.Limitabile con clausole nei patti sociali
Liquidazione quota del socio debitoreNon prevista finché dura la societàPossibile ex art. 2270 c.c.
INPSEsclusa per holding statiche, salvo compenso amministratore in Gestione SeparataEsclusa
Costi annualiPiù altiPiù bassi

La struttura avanzata: società semplice + holding SRL

Le due forme possono essere combinate: il founder può costituire una società semplice che controlla una holding SRL, la quale detiene a sua volta le quote della startup operativa.

La holding SRL conserva l’efficienza fiscale su dividendi ed exit. La società semplice, posta sopra la SRL, può invece servire per disciplinare il trasferimento delle quote e organizzare meglio la protezione patrimoniale.

Questa struttura richiede però la gestione di due società. Ha senso, quindi, quando esiste già un patrimonio da tutelare, oppure quando il founder ha più progetti imprenditoriali collegati.

Per un founder al primo progetto, la holding SRL singola copre di solito la maggior parte delle esigenze. Anticipare una doppia struttura senza un bisogno attuale significa sostenere due livelli di costi per un beneficio ancora non utilizzabile.

Nota Startax: prima si misura il beneficio fiscale e patrimoniale atteso. Solo dopo si sceglie se costituire una holding SRL, una società semplice o una struttura a doppio livello.

Quando costituire la holding: prima o dopo la startup?

La tempistica cambia procedure, costi e trattamento fiscale.

Holding al giorno zero: quando conviene partire già strutturati

Quando la holding nasce prima della startup, sottoscrive direttamente il capitale sociale della società operativa in sede di costituzione.

Il founder non entra nella startup come persona fisica. Partecipa tramite la holding. Questa scelta produce tre effetti:

  1. La partecipazione nasce già intestata alla holding.
    Non servono trasferimenti successivi di quote, conferimenti o riorganizzazioni societarie.
  2. Il periodo minimo PEX inizia a maturare subito.
    Dal momento in cui la holding sottoscrive le quote, decorre il possesso minimo di 12 mesi richiesto dall’articolo 87 TUIR.
  3. Gli atti notarili possono essere coordinati.
    Holding e startup possono essere costituite nella stessa finestra temporale, allineando statuti, capitale iniziale, governance e intestazione delle quote.

Questa soluzione ha senso quando il founder prevede una crescita rapida del valore, più progetti imprenditoriali, dividendi futuri o una possibile exit.

Holding dopo la costituzione: conferimento quote e realizzo controllato

Se la startup è già stata costituita e il founder detiene le quote come persona fisica, la holding può essere inserita in un secondo momento.

L’operazione più idonea è il conferimento delle quote nella holding, disciplinato dall’articolo 177 del TUIR, che prevede due regimi a seconda della quota conferita:

  1. Se il founder detiene la maggioranza della startup e la conferisce alla holding, opera l’articolo 177, comma 2: la holding acquisisce il controllo della società, e il conferimento avviene in regime di realizzo controllato. È la situazione più comune per chi ha fondato la propria startup come socio di maggioranza.
  2. Quando invece la quota conferita non arriva al controllo ma resta qualificata, oltre il 20% dei diritti di voto o oltre il 25% del capitale per le società non quotate, subentra l’articolo 177, comma 2-bis. È il caso del founder che detiene una partecipazione di minoranza qualificata.

In entrambi i casi il founder trasferisce alla holding le quote della startup e in cambio riceve le quote della holding stessa.

Il regime di realizzo controllato consente di evitare la tassazione immediata della plusvalenza, a determinate condizioni. Il valore fiscale non viene calcolato sul valore di mercato della startup, ma sul valore con cui la partecipazione viene iscritta nel bilancio della holding.

Se la partecipazione viene iscritta allo stesso costo fiscale che aveva in capo al founder, non emerge una plusvalenza imponibile.

Se invece il valore di iscrizione supera il costo fiscale originario della partecipazione, può emergere una plusvalenza imponibile.

I requisiti del realizzo controllato: 2 e 2-bis a confronto

Parametro giuridicoArt. 177, comma 2Art. 177, comma 2-bis e 2-ter
Inquadramento generaleAcquisizione o incremento del controllo della società conferita da parte della holding conferitaria.Sostituzione di una partecipazione qualificata diretta con una partecipazione indiretta tramite holding, senza acquisizione del controllo.
Società conferite ammesseSocietà di capitali italiane o estere. Escluse le società di persone.Società di capitali italiane o estere. Escluse le società di persone.
Soglie minime richiesteNessuna soglia minima in capo al conferente. La holding deve acquisire o incrementare il controllo, di norma con >50% dei diritti di voto.Non quotate: >20% dei diritti di voto o >25% del capitale. Quotate: >2% dei diritti di voto o >5% del capitale.
Soci della holding conferitariaNessun vincolo soggettivo specifico.Solo conferente; se persona fisica, anche familiari ex art. 5, comma 5 TUIR.
Conferimenti plurimiAmmessi, se finalizzati all’acquisizione o all’incremento del controllo da parte della holding.Ammessi solo se ciascun conferente supera autonomamente le soglie del 2-bis. Escluso il cumulo di partecipazioni sotto soglia.
Trattamento delle minusvalenzeDeducibili nei limiti della minusvalenza effettiva, determinata rispetto al valore normale ex art. 9 TUIR.Disciplina allineata al comma 2.
Holding period PEX12 mesi, secondo la regola ordinaria dell’art. 87 TUIR.60 mesi, ai sensi dell’art. 177, comma 2-quater TUIR.
Decorrenza termini PEXDalla data del conferimento. Non rileva il periodo di possesso del conferente.Dalla data del conferimento. Non rileva il periodo di possesso del conferente.
Regime per società holdingNessun test aggiuntivo specifico: rileva il controllo sulla società conferita.Look-through ex comma 2-ter: le soglie si verificano sulle partecipate operative sottostanti.

Il vincolo dei 5 anni dopo il conferimento

Per le partecipazioni conferite con il regime dell’articolo 177, comma 2-bis TUIR, l’articolo 177, comma 2-quater prevede un periodo di possesso più lungo ai fini PEX.

Non bastano i 12 mesi ordinari. La holding deve detenere le quote per 60 mesi, quindi 5 anni.

Se la holding vende prima di questo termine, la plusvalenza non beneficia della PEX ordinaria e viene tassata con IRES piena.

Questo rende il conferimento successivo meno adatto quando una exit è già vicina.

Se la startup è una S.P.A.: attenzione alla Tobin Tax

Se la startup è costituita come S.P.A., va verificata anche l’eventuale applicazione della Tobin Tax sulle azioni non negoziate.

Questo controllo va fatto prima del conferimento, perché può incidere sul costo fiscale complessivo dell’operazione.

Perché costituirla vicino all’exit è più rischioso

Inserire una holding quando la vendita delle quote è già prevedibile aumenta il rischio fiscale.

L’Agenzia delle Entrate può contestare l’operazione ai sensi dell’articolo 10-bis dello Statuto del Contribuente, se ritiene che la struttura sia stata creata senza una ragione economica autonoma e solo per ridurre l’imposta sulla plusvalenza.

La holding costituita all’avvio della startup è più difendibile, perché nasce prima di qualunque evento di liquidità.

Una holding costituita pochi mesi prima di una cessione già negoziata, invece, richiede motivazioni solide, documentazione coerente e una valutazione fiscale molto più attenta.

Quanto costa costituire e mantenere una holding

Il costo di una holding dipende da tre voci: costituzione, gestione annuale e posizione previdenziale dell’amministratore.

Le cifre indicate sono stime orientative. Vanno sempre verificate sul caso specifico, perché possono cambiare in base a notaio, struttura scelta, attività svolta dalla holding e complessità contabile.

Costi di costituzione

La holding SRL richiede atto notarile, imposta di registro, tasse di vidimazione e diritti camerali.

L’esborso iniziale va tra 2.000 e 2.500 euro.

La società semplice può essere costituita con scrittura privata autenticata. Ha oneri iniziali più contenuti rispetto alla SRL, ma non offre la stessa efficienza fiscale su dividendi ed exit.

Costi annuali di gestione

Per una holding passiva, limitata alla detenzione di partecipazioni, il costo professionale annuo può variare tra 3.000 e 4.000 euro.

Se si considerano insieme i costi della startup e quelli della holding, il carico annuo può arrivare a 7.000-8.500 euro.

La società semplice ha una gestione più leggera. Se ha per oggetto la gestione statica di partecipazioni, non deposita il bilancio e presenta oneri amministrativi inferiori.

INPS e compenso amministratore

Per una holding statica, limitata alla detenzione di partecipazioni, l’amministratore non è automaticamente tenuto all’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS.

L’obbligo può sorgere quando esiste un’attività operativa abituale e prevalente, diversa dalla mera detenzione di quote.

Se viene deliberato un compenso per l’amministratore, può invece esserci contribuzione alla Gestione Separata INPS.

👉 Ne abbiamo parlato nell’articolo sugli obblighi contributivi dell’amministratore.

Quando conviene una holding per startup

La holding conviene quando il beneficio atteso supera i costi di struttura.

Non basta guardare l’aliquota dell’1,2%. Bisogna considerare tempi, probabilità di exit, dividendi attesi, patrimonio del founder e uso futuro della liquidità.

Conviene se hai già patrimonio, più progetti o una exit realistica

La holding può essere utile quando il founder ha già asset da organizzare o prevede una crescita rilevante del valore della startup.

I casi più frequenti sono tre:

  1. Founder che ha già fatto una exit. Dopo la vendita di una partecipazione, la holding può diventare il veicolo con cui reinvestire la liquidità in nuove società, senza passare subito dalla tassazione personale. Serenis e JetHR, entrambe scaleup italiane, sono un esempio: i founder partecipano alle società tramite una holding di famiglia, così da gestire la partecipazione insieme ad altre attività patrimoniali
  2. Founder con più progetti imprenditoriali. Se il founder partecipa a più società, la holding può coordinare partecipazioni, finanziamenti infragruppo e reinvestimenti, mantenendo separate le diverse iniziative
  3. Startup con prospettiva di exit o dividendi nei primi anni. Se la società può crescere velocemente di valore o generare utili distribuibili, la holding SRL può ridurre molto il carico fiscale rispetto alla partecipazione diretta come persona fisica.

Può non convenire se sei al primo progetto e hai poca cassa

Per un founder al primo progetto, con capitale iniziale tra 10.000 e 30.000 euro, aprire una holding subito può essere prematuro.

Nei primi anni la startup raramente distribuisce utili. La liquidità viene assorbita da sviluppo prodotto, prime assunzioni, marketing, vendite, consulenze e test sul mercato.

In questa fase, quindi, il beneficio fiscale sui dividendi può restare inutilizzato.

Anche il vantaggio PEX sull’exit può essere lontano nel tempo. Se la vendita delle quote è ancora lontana, la holding genera costi certi prima di produrre un risparmio fiscale.

In questi casi può avere senso aspettare un passaggio più maturo: un round con valutazione più alta, i primi utili distribuibili, nuovi progetti da coordinare o un piano di reinvestimento già chiaro.

A quel punto la holding può essere inserita tramite conferimento delle quote, valutando il regime di realizzo controllato dell’articolo 177, comma 2 o 2-bis TUIR.

Quadro fiscale 2026: cosa cambia per founder e holding

Il 2026 è stato un anno di forte instabilità normativa per la tassazione di startup e holding. Alcune norme sono entrate in vigore a gennaio e cancellate ad aprile.

L’esenzione sulle plusvalenze per chi è entrato prima del 2026

Chi ha sottoscritto quote di startup innovative tra il 2021 e il 2025 può cedere le proprie quote senza tassazione sulla plusvalenza, a determinate condizioni.

È l’effetto dell’articolo 14 del D.L. 73/2021: esenzione totale sulle plusvalenze da partecipazioni in startup e PMI innovative, se le quote sono state acquisite tramite sottoscrizione di capitale sociale tra il 1° giugno 2021 e il 31 dicembre 2025 e detenute per almeno tre anni.

Chi rientra in questa finestra, una volta maturato il triennio, vende senza pagare nulla sulla plusvalenza.

Per chi entra in una startup dal 2026, però, la finestra è chiusa. Qundi, in caso di vendita diretta delle quote come persona fisica, la plusvalenza torna a essere tassata al 26%.

La PEX della holding e la giostra normativa del 2026

Per chi detiene le quote tramite holding, il vantaggio si gioca tutto sull’exit. Quando la holding vende le quote della startup e ricorrono i requisiti, il 95% della plusvalenza è esente e solo il 5% sconta IRES. In pratica, un’aliquota effettiva dell’1,2%.

Su questo regime il 2026 ha portato un doppio cambio di rotta.

La Legge di Bilancio 2026 aveva introdotto, dal 1° gennaio, nuove condizioni di accesso alla PEX: una partecipazione almeno pari al 5% del capitale oppure un valore fiscale della quota non inferiore a 500.000 euro. Se la partecipazione non rispettava le soglie richieste, dividendi e plusvalenze uscivano dal regime agevolato e venivano tassati per intero.

Tradotto: la maggior parte delle holding dei founder, che detengono quote di minoranza, avrebbe perso la PEX.

Poi il dietrofront: il Decreto Legge n. 38/2026, in vigore dal 27 marzo, ha cancellato le due soglie con effetto retroattivo dal 1° gennaio: dal punto di vista fiscale, non sono mai entrate in vigore. Spazzate via come se non fossero mai esistite. La PEX è tornata a operare senza soglie minime di partecipazione.

Oggi la holding mantiene pieno il proprio vantaggio fiscale sull’exit. Resta però un’area grigia per chi ha venduto o distribuito utili tra gennaio e marzo 2026, mentre le regole cambiavano due volte nel giro di un trimestre. Per quelle operazioni, una verifica puntuale è doverosa.

Come capire se la holding conviene nel tuo caso

La convenienza di una holding non si valuta partendo dalla forma societaria. Si valuta partendo dai numeri.

In una prima analisi in Startax guardiamo soprattutto tre elementi:

  • Situazione patrimoniale del founder;
  • Orizzonte di crescita realistico della startup;
  • Liquidità attesa da dividendi, round, exit o reinvestimenti futuri.

Da questi dati costruiamo due scenari a 5 anni: con holding e senza holding.

Il confronto serve a capire:

  • Quanta imposta si pagherebbe in caso di exit;
  • Quanto costerebbe mantenere la holding;
  • Quando la struttura inizierebbe a produrre un vantaggio;
  • Se ha senso partire subito con la holding o inserirla più avanti.

La decisione non nasce da una preferenza astratta per la holding. Nasce dal confronto tra costi certi, vantaggi fiscali attesi e obiettivi personali del founder.

Se stai costituendo una startup o stai valutando un round, possiamo aiutarti a capire quale assetto conviene prima di intestare le quote.

Quello che ci chiedono i founder sulla holding prima di partire

. Una startup innovativa può avere tra i soci una holding. Restano però da verificare i requisiti previsti per mantenere lo status di startup innovativa e l’accesso alle relative agevolazioni.

Sì. Il founder fissa un’unica sessione notarile in cui costituisce prima la holding, poi la startup operativa con la holding già socia fondatrice. Lo statuto e l’atto costitutivo della holding devono essere predisposti prima.

No. La holding di partecipazioni gestisce partecipazioni societarie, non redditi da lavoro autonomo. Le due cose restano separate. È possibile peròpossibileIl professionista con partita IVA può  però intestare alla holding eventuali quote di altre società, immobili o asset patrimoniali, mantenendo la propria attività professionale come persona fisica.

In caso di fallimento della startup operativa, la holding risponde esclusivamente nei limiti del capitale sociale sottoscritto e versato, fatti salvi i casi in cui abbia prestato garanzie personali o fideiussioni.