Requisito proprietà intellettuale startup innovativa: software, brevetto e proroga

Il requisito di proprietà intellettuale serve a dimostrare che la startup dispone di un titolo collegato alla tecnologia, al prodotto o al processo su cui costruisce la propria attività.

Il requisito di proprietà intellettuale è uno dei tre criteri alternativi con cui una società può ottenere lo status di startup innovativa.

Nei primi tre anni può essere soddisfatto con una privativa industriale, come un brevetto o una domanda di brevetto depositata, con una licenza valida oppure con un software registrato presso la SIAE.

La scelta, però, non va fatta solo pensando all’iscrizione. Software, brevetto e licenze non hanno lo stesso valore dopo il terzo anno. Un titolo che basta per partire può non bastare per mantenere lo status di startup innovativa in proroga.

Cos’è il requisito di proprietà intellettuale per una startup innovativa

Il requisito di proprietà intellettuale serve a dimostrare che la startup dispone di un titolo collegato alla tecnologia, al prodotto o al processo su cui costruisce la propria attività.

Può trattarsi di una privativa industriale, come un brevetto o un modello di utilità, di una licenza su un titolo ammissibile oppure di un software registrato presso la SIAE. Il titolo, però, non vale per il solo fatto di esistere. Deve essere direttamente afferente all’oggetto sociale e all’attività d’impresa.

La Camera di Commercio verifica la coerenza tra titolo dichiarato, statuto e attività svolta. Per questo il requisito va valutato prima della pratica di iscrizione, insieme alla struttura della società e ai documenti che dimostrano la titolarità o il diritto di utilizzo del titolo.

Le condizioni da rispettare: pertinenza, titolarità e uso del titolo

Un titolo di proprietà intellettuale per essere utilizzato come requisito della startup innovativa deve rispettare tre condizioni: 

  1. Pertinenza. Il titolo deve essere afferente all’oggetto sociale e al prodotto, alla piattaforma, alla tecnologia o al processo che la startup sviluppa. 
  2. Titolarità o diritto di utilizzo in capo alla società. Il requisito riguarda la startup, non il founder a titolo personale. Accade spesso che il software sia stato sviluppato prima della costituzione, oppure il brevetto sia stato depositato dal socio quando la società non esiste ancora. In questi casi bisogna trasferire il titolo alla startup: con una cessione o con una licenza correttamente documentata. Tuttavia, le società che vogliono iscriversi alla sezione speciale del Registro Imprese già in fase di costituzione, possono partire dal requisito delle spese in ricerca e sviluppo e poi successivamente trasferire la proprietà intellettuale alla startup. Questa soluzione, però, è valida solo se le spese R&S sono reali, documentabili e sufficienti a rispettare la soglia richiesta.
  3. Uso esclusivo del titolo. Lo stesso brevetto, software o titolo non può essere usato per certificare più startup innovative.

Quali titoli valgono per il requisito

Il requisito di proprietà intellettuale può essere soddisfatto con titoli diversi, ma non tutti hanno lo stesso valore.

La distinzione più importante riguarda la durata. Alcuni titoli sono utili per l’iscrizione iniziale, ma non accompagnano la startup nella proroga. Per questo è meglio considerare software, brevetto, modello di utilità e licenze non come alternative equivalenti, ma come soluzioni con effetti diversi nel tempo.

Software registrato SIAE: quando basta e quando no

Il software è protetto dal diritto d’autore già dal momento della creazione, se ha carattere originale. Per utilizzarlo come requisito di proprietà intellettuale di una startup innovativa, però, la sola creazione non basta.

Alla Camera di Commercio va, infatti, indicato un titolo documentabile. Nel caso del software, questo titolo è la registrazione presso il Pubblico Registro Software della SIAE, con un attestato che identifica il programma e ne prova la registrazione.

L’attestato SIAE deve essere già disponibile quando la società presenta la pratica di iscrizione. Quindi una registrazione ancora in lavorazione non sostiene il requisito.

Per soddisfare il requisito di pertinenza, il programma registrato deve coincidere con il prodotto o con la tecnologia sviluppata dalla startup. Un gestionale interno, un programma accessorio o uno strumento usato solo per organizzare il lavoro non soddisfa il requisito se non rappresenta il prodotto, la piattaforma o la tecnologia sviluppata dalla startup.

Per la titolarità vale quanto già visto: il software può essere usato se la startup ne è titolare e, quando richiesto, trascritta alla SIAE.

Il limite arriva dal quarto anno: il software SIAE può sostenere l’iscrizione, ma non la proroga. Va quindi trattato come requisito di ingresso, da affiancare subito a una verifica sul requisito che manterrà lo status.

Brevetto: quando conviene usarlo come requisito

Il brevetto è il titolo più solido quando l’innovazione della startup riguarda un’invenzione tecnica: un dispositivo, un processo, un metodo industriale o una soluzione che produce un effetto tecnico verificabile.

Non è però l’alternativa “alta” al software SIAE. È un requisito diverso, con tempi, costi e verifiche più impegnativi. Per questo ha senso quando la startup ha davvero una tecnologia brevettabile e può muoversi con anticipo.

La domanda di brevetto si deposita all’UIBM, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, e contiene la descrizione dell’invenzione, le rivendicazioni e, se necessari, i disegni. Nei primi tre anni, per l’iscrizione come startup innovativa, può bastare la domanda di brevetto depositata: non occorre attendere la concessione.

La situazione cambia a partire dal quarto anno. Per la proroga non basta più la domanda depositata: il brevetto deve essere concesso e registrato. È questo il motivo per cui il brevetto va pianificato con largo anticipo, soprattutto se la startup intende usare la proprietà intellettuale anche per mantenere lo status dopo il primo triennio.

Modello di utilità e licenze: soluzioni possibili, ma meno stabili

Il modello di utilità può essere usato quando la startup ha sviluppato un miglioramento tecnico di un prodotto già esistente. È diverso dal brevetto d’invenzione: non tutela una soluzione tecnica nuova in senso pieno, ma un miglioramento funzionale. Anche la durata cambia: dieci anni per il modello di utilità, venti per il brevetto d’invenzione.

Per l’iscrizione come startup innovativa può essere un titolo valido, se è collegato all’oggetto sociale e all’attività della società. Il limite va però chiarito subito: il modello di utilità può valere nei primi tre anni, ma non sostiene la proroga dal quarto al quinto anno.

Lo stesso vale per le licenze. Una licenza su brevetto può permettere alla startup di usare un titolo collegato alla propria attività anche quando non ne è proprietaria. La licenza, però, deve essere coerente con il prodotto sviluppato e correttamente documentata.

Resta una base più fragile rispetto a un titolo proprio: dipende da un diritto che appartiene a un altro soggetto e non risolve il problema della proroga. Può andare bene per l’iscrizione, ma va affiancata a un piano alternativo per il mantenimento dello status.

Cosa cambia dopo il primo triennio per software, brevetto e licenze

Il requisito di proprietà intellettuale non ha lo stesso valore per tutta la durata della startup innovativa.

Nei primi tre anni la società può iscriversi anche con un software registrato SIAE, una licenza, un modello di utilità o una domanda di brevetto depositata. Dal quarto anno, invece, la proprietà intellettuale diventa un requisito molto più selettivo.

Se la startup vuole mantenere lo status usando ancora la proprietà intellettuale, deve avere un brevetto d’invenzione concesso e registrato, intestato alla società. La domanda di brevetto non è più sufficiente. Software SIAE, licenze e modello di utilità restano fuori dalla proroga.

TitoloPrimi 3 anniProroga dal quarto anno
Brevetto d’invenzione depositatoAmmessoNo, rileva il brevetto concesso e registrato
Brevetto d’invenzione concessoAmmessoAmmesso
Licenza su brevettoAmmessaEsclusa
Modello di utilitàAmmessoEscluso
Software registrato SIAEAmmesso con attestatoEscluso
MarchioEsclusoEscluso

Questa differenza va considerata già al momento dell’iscrizione. Una startup SaaS può partire correttamente con il software registrato, ma deve sapere che quel titolo non la accompagnerà oltre il primo triennio. Una startup deeptech, invece, può avere interesse ad avviare presto il deposito del brevetto, perché i tempi di concessione non seguono le scadenze del Registro Imprese.

Il problema, quindi, non è solo ottenere lo status. È arrivare al quarto anno con un requisito ancora valido.

Cosa fare se al quarto anno non hai un brevetto concesso

Se al quarto anno la startup non ha un brevetto d’invenzione concesso e registrato, non significa automaticamente che perda lo status. Significa però che non potrà più basarsi sul requisito di proprietà intellettuale.A quel punto vanno verificati gli altri requisiti di innovatività. I requisiti sono alternativi, quindi la società può cambiare criterio, ma il nuovo requisito deve essere reale, documentato e coerente con la situazione dell’impresa.

Requisito utilizzabile dal quarto annoQuando può funzionareA cosa fare attenzione
Brevetto d’invenzione concesso e registratoStartup con tecnologia brevettabile e deposito avviato per tempoLa domanda depositata non basta più: in proroga rileva il brevetto concesso e registrato
Spese in ricerca e sviluppoStartup che continua a investire in sviluppo prodotto, tecnologia o processoLa soglia sale dal 15% al 25% del maggiore tra costo e valore della produzione
Personale qualificatoStartup che sta ampliando il team con profili tecnici, scientifici o altamente qualificatiÈ richiesto un incremento di almeno il 50% della forza lavoro qualificata rispetto all’anno precedente

Dopo il quinto anno: perché la proprietà intellettuale non basta più

Dopo il quinto anno cambia di nuovo la logica.

Fino al quinto anno la startup mantiene lo status dimostrando il proprio carattere innovativo: proprietà intellettuale, spese in ricerca e sviluppo o personale qualificato. Dopo, invece, la permanenza nella sezione speciale è legata al passaggio alla fase scale-up.

Questo significa che brevetto, software, licenze, spese R&S e personale qualificato non bastano più da soli. La società deve dimostrare una crescita più strutturata.

La proroga oltre il quinto anno avviene per periodi biennali e richiede almeno una delle condizioni previste per la fase scale-up:

  • aumento di capitale a sovrapprezzo superiore a 1 milione di euro, sottoscritto da un OICR;
  • incremento dei ricavi superiore al 100% annuo, calcolato secondo le regole previste per il periodo di proroga.

Il brevetto, anche se concesso e registrato, resta un asset importante. Ma non è più il requisito che consente, da solo, di mantenere lo status. Da questo momento il Registro Imprese guarda alla crescita della società: capitale raccolto, ricavi e capacità di passare dalla fase di startup alla fase scale-up.

Tre casi frequenti: quando usare la proprietà intellettuale e quando preparare un requisito alternativo

La proprietà intellettuale può essere un buon requisito di ingresso, ma non ha lo stesso valore per tutte le startup. La scelta dipende dal tipo di prodotto, dal titolo disponibile e da quanto quel requisito può accompagnare la società dopo il primo triennio.

Startup SaaS con software proprietario

Per una startup SaaS o una piattaforma digitale, il software registrato alla SIAE può essere una scelta rapida e coerente per l’iscrizione. Descrive bene un prodotto costruito sul codice e ha tempi più contenuti rispetto a un brevetto.

Resta però una soluzione di ingresso: dal quarto anno il software SIAE non sostiene la proroga. Se non c’è una tecnologia brevettabile, la società deve preparare per tempo un requisito alternativo, di solito spese R&S o personale qualificato.

Startup deeptech con brevetto in corso

Per una startup deeptech, industriale o hardware, la proprietà intellettuale è spesso il requisito più coerente. Se c’è un’invenzione tecnica brevettabile e la domanda è già stata depositata, il brevetto può sostenere l’iscrizione fin dai primi anni.

Il punto da presidiare è il tempo: dal quarto anno la domanda depositata non basta più. Per mantenere lo status con la proprietà intellettuale, il brevetto deve essere concesso e registrato.

Startup con licenza su un titolo altrui

La licenza può funzionare quando la startup non è titolare diretta del brevetto, ma ha il diritto di usare quel titolo per sviluppare il proprio prodotto o processo.

È però la posizione più fragile. La società dipende da un titolo che appartiene a un altro soggetto e la licenza non sostiene la proroga dal quarto anno. Può andare bene per partire, ma non dovrebbe essere l’unico piano per mantenere lo status.

Scegliere il requisito giusto con Startax

La scelta tra brevetto, software registrato, spese in ricerca e sviluppo o personale qualificato non riguarda solo la pratica di iscrizione. Ha effetti sulla costituzione della società, sullo statuto, sui documenti da presentare al Registro Imprese e sul modo in cui la startup potrà mantenere lo status negli anni.

Startax lavora su questo aspetto insieme alla startup: dalla scelta del requisito iniziale alla verifica dello statuto, dall’intestazione corretta di software e brevetti alla documentazione per il Registro Imprese.

Il lavoro riguarda anche quello che succede dopo l’iscrizione:

  • Registrazione SIAE o deposito del brevetto, con tempi e documenti coerenti con la pratica;
  • Titolarità o licenza del titolo, per evitare che il requisito resti in capo al founder o a un soggetto terzo senza una base corretta;
  • Piano per la proroga, soprattutto quando la startup parte da software, licenze o modello di utilità;
  • Cambio di requisito, se al quarto anno la proprietà intellettuale non è più sufficiente;
  • Continuità dello status, anche oltre il primo triennio e nella possibile fase scale-up.

L’importante è evitare che il requisito venga scelto solo perché disponibile al momento dell’iscrizione. Per una startup innovativa, il requisito corretto è quello che descrive davvero il progetto e che può essere sostenuto con documenti solidi quando arrivano le verifiche successive.