Nel linguaggio colloquiale, si usa utilizzare il termine startup o start up per contesti diversi, e questo può generare confusione.
Da un lato, infatti, con questa espressione si indicano le startup innovative, società di capitali con requisiti tecnologici specifici iscritte in una sezione speciale del Registro delle Imprese.
Dall’altro lato, si parla di start up per indicare i primi anni di vita di un’attività imprenditoriale. Nello specifico, riferendoci alla Partita IVA, ci si riferisce ai primi cinque anni di attività, durante i quali è possibile accedere al regime forfettario, un regime fiscale agevolato con imposta sostitutiva al 5% (invece che al 15%).
Qui ci riferiamo a questo caso: il regime forfettario per chi avvia una nuova attività, in particolare nel mondo digitale e dei servizi online. Vedremo pro e contro: perché rappresenta una soluzione fiscale snella ed economica per validare un progetto imprenditoriale da soli da una parte, ma anche quali sono i limiti strutturali (come l’impossibilità di avere soci o investitori), e in quali momenti diventa invece necessario passare a una struttura societaria più evoluta, come la SRL, l’unica che permette di trasformare un progetto individuale in un’impresa scalabile.
Cos’è il regime forfettario per start up (e cosa non è)
Il regime forfettario start up è l’agevolazione fiscale che consente a chi apre una nuova Partita IVA (anche come ditta individuale) di pagare un’imposta sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività. Si applica a professionisti, freelance e piccoli imprenditori che rispettano i requisiti previsti dalla legge, e rappresenta la formula più snella e conveniente per avviare un progetto imprenditoriale. Passata questa fase puoi rimanere in forfettario, ma l’imposta sostitutiva passa al 15%.
Il regime forfettario start up come trampolino di lancio di una nuova attività individuale
Nella fase iniziale di un progetto imprenditoriale le risorse più scarse sono il tempo e il capitale. Il regime forfettario, nella sua versione “start up”, nasce proprio per massimizzare entrambi: offre condizioni fiscali leggere e adempimenti semplificati, permettendo al founder di concentrarsi sul mercato e sulla validazione dell’idea.
Perché questo regime rappresenta un vantaggio competitivo nelle prime fasi? Per due motivi molto concreti:
- Tassazione minima: un’imposta sostitutiva al 5% nei primi cinque anni: significa più liquidità immediata da reinvestire in marketing, sviluppo prodotto o acquisizione clienti;
- Burocrazia ridotta al minimo: esenzione IVA, niente ritenuta d’acconto e contabilità semplificata: meno tempo speso in scartoffie, più focus sul business.
Naturalmente, non è aperto a tutti: per accedere e mantenerlo bisogna rispettare una serie di requisiti precisi, che vediamo subito.
Requisiti per accedere al regime forfettario start up
Per beneficiare del regime di start up è necessario soddisfare una serie di requisiti, sia quelli specifici per l’aliquota al 5% sia quelli generali per la permanenza nel regime.
Requisiti specifici per l’aliquota “start up” al 5%:
- Il contribuente non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, neanche in forma associata o familiare, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività;
- La nuova attività non deve costituire una mera prosecuzione di un’altra attività svolta in precedenza come lavoratore dipendente o autonomo (fatta eccezione per il periodo di pratica obbligatoria);
- Qualora si prosegua un’attività svolta da un altro soggetto, l’ammontare dei ricavi realizzati da quest’ultimo nell’anno precedente non deve superare la soglia di accesso al regime forfettario.
Requisiti generali per la permanenza nel regime:
- Ricavi o compensi: non devono superare gli 85.000 € annui;
- Spese per il personale: Le spese per lavoro dipendente e collaboratori non devono eccedere i 20.000 € lordi annui;
- Redditi da lavoro dipendente/pensione: Non si devono percepire redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 35.000 €, a meno che il rapporto di lavoro non sia cessato;
- Partecipazioni societarie: è preclusa la partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari. Inoltre, non si può controllare, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge un’attività economica riconducibile a quella esercitata con la Partita IVA.
Se rispetti questi requisiti puoi accedere al regime forfettario start up e sfruttare i benefici fiscali.
Come funziona il regime forfettario per chi avvia una startup
Una volta chiariti i requisiti, la domanda successiva è inevitabile: come si calcolano le tasse in regime forfettario?
La logica è diversa rispetto al regime ordinario: non si parte dalla differenza tra ricavi e costi effettivi, ma si applica un coefficiente di redditività ai ricavi incassati.
Il risultato è il reddito imponibile su cui si applica l’imposta sostitutiva (5% per i primi cinque anni, 15% successivamente).
Questo significa che il carico fiscale dipende non solo dal fatturato, ma anche dal tipo di attività svolta.
Ecco alcuni esempi pratici per le professioni digitali più comuni:
| Attività | Fatturato annuo | Coefficiente di redditività | Reddito imponibile | Imposta al 5% |
| Consulente marketing (ATECO 73.11.01) | 50.000 € | 78% | 39.000 € | 1.950 € |
| E-commerce (commercio al dettaglio) | 80.000 € | 40% | 32.000 € | 1.600 € |
| Sviluppatore software (ATECO 62.01) | 40.000 € | 67% | 26.800 € | 1.340 € |
Quando il regime forfettario è la scelta giusta?
Il regime forfettario in questi contesti può essere la scelta più intelligente:
- Stai validando un’idea di business prima di strutturare una società. Il risparmio fiscale e la poca burocrazia ti permette di testare il mercato con investimenti minimi, mantenendo più liquidità per marketing e sviluppo prodotto.
- Sei un professionista tech in transizione dal freelancing all’imprenditoria. Il forfettario ti offre una via di mezzo: più struttura di un freelance occasionale, meno complessità di una SRL.
- Stai facendo bootstrapping del tuo progetto digitale, magari un’app, una piattaforma SaaS o un e-commerce. Ogni euro risparmiato in tasse e spese amministrative può essere reinvestito in crescita, e la semplicità burocratica ti permette di concentrarti sul prodotto invece che sulla contabilità.
I 4 limiti del forfettario per chi vuole crescere
Nella nostra esperienza con decine di imprese digitali, abbiamo visto che il forfettario è un ottimo punto di partenza. Ma quando il progetto inizia a crescere – più clienti, più ricavi, primi collaboratori – emergono sempre gli stessi limiti.
1. Il tetto di 85.000 € di fatturato
La normativa prevede due scenari al superamento:
- Ricavi tra 85.001 € e 100.000 €: si rimane nel regime forfettario per l’anno in corso, ma si è obbligati a passare al regime ordinario dal 1° gennaio dell’anno successivo
- Ricavi superiori a 100.000 €: l’uscita dal regime è immediata. Dalla transazione che comporta il superamento, si ha l’obbligo di applicare l’IVA.
2. Il blocco sulle assunzioni
Ancora più penalizzante è il tetto di 20.000 € lordi annui per il personale, compresi stipendi, contributi, TFR e compensi collaboratori. In pratica, con questi numeri non puoi assumere neanche una figura junior full-time nel tech, dove una RAL media parte dai 28.000-30.000 €.
Sei quindi costretto a rimanere da solo o a gestire collaborazioni occasionali, senza mai costruire un vero team.
3. L’impossibilità strutturale di avere soci
“Ma il limite più invalidante per una startup è un altro: con la partita IVA sei condannato a rimanere solo. Non puoi cedere quote, non puoi formalizzare una partnership, non puoi raccogliere investimenti. Se trovi un co-founder tecnico brillante o un investitore interessato, non hai nulla da offrirgli legalmente. Per questo motivo, molti founder partono direttamente con una SRL anche fatturando poco: meglio una struttura pronta per crescere che dover poi ristrutturare tutto in corsa.
4. Costi non deducibili
Il meccanismo del coefficiente di redditività semplifica la vita, ma comporta un limite rilevante: non puoi dedurre i costi reali (tranne i contributi previdenziali). Quindi spese come software, cloud e advertising, che sono fondamentali per i business digitali, spesso superano molto la quota forfettaria riconosciuta.
Forfettario vs ordinario vs SRL
Superati i limiti del forfettario, la soluzione più immediata sembra il passaggio al regime ordinario come ditta individuale. Ma questa scelta porta con sé due problemi importanti:
- Impossibilità di avere soci o investitori: la partita IVA, per definizione, è individuale. Non puoi formalizzare partnership, cedere quote o raccogliere capitali. Se trovi un co-founder o un investitore interessato, non hai nulla da offrirgli legalmente. Questo da solo rende la partita IVA incompatibile con qualsiasi ambizione di startup.
- Responsabilità illimitata: nella ditta individuale non esiste separazione tra patrimonio personale e patrimonio aziendale. In caso di debiti o contenziosi, i creditori possono rivalersi anche su casa, conti correnti o altri beni del titolare.
Per chi lavora nel digitale i rischi non sono affatto teorici: sanzioni per GDPR, dispute legate a software, licenze o utilizzo di contenuti digitali; - Tassazione progressiva IRPEF: gli utili della ditta individuale sono tassati con l’IRPEF a scaglioni progressivi. Nel 2025 le aliquote sono:
- 23% fino a 28.000 €
- 35% tra 28.001 € e 50.000 €
- 43% oltre 50.000 €
Per un’attività in crescita, significa che ogni euro aggiuntivo di profitto viene assorbito sempre di più dal fisco, riducendo la capacità di reinvestire.
La SRL emerge quindi come la forma giuridica che permette di trasformare l’attività in un’impresa scalabile:
- Tassazione flat (IRES al 24% + IRAP);
- Separazione patrimoniale che tutela i beni personali;
- Possibilità di assumere e costruire un team senza limiti di spesa
Tabella comparativa: forfettario vs ordinario vs SRL per imprenditori digitali
| Aspetto | Regime forfettario | Regime ordinario (P.IVA) | SRL |
|---|---|---|---|
| Tassazione primi 5 anni | 5% sul reddito forfettario | IRPEF progressiva (23-43%) | IRES 24% + IRAP 3,9% |
| Tassazione standard | 15% sul reddito forfettario | IRPEF progressiva (23-43%) | IRES 24% + IRAP 3,9% |
| Limite fatturato | 85.000 € | Nessun limite | Nessun limitr |
| Contabilità | Semplificata (solo ricavi) | Semplificata o ordinaria | Ordinaria obbligatoria |
| Deduzione costi | No | Sì, tutti i costi inerenti | Sì, tutti i costi aziendali inerenti |
| IVA | Non addebitata, non detraibile | Normale gestione IVA | Normale gestione IVA |
| Contributi INPS | ~24% del reddito | ~24% del reddito | Amministratore: minimo 4.000€/anno |
| Team building | Max 20.000€ costi dipendenti | Senza limiti | Senza limiti |
| Accesso investimenti | Impossibile | Impossibile | Strutturato per questo |
| Soci/investitori | Impossibile | Impossibile | Struttura societaria pronta |
| Credibilità B2B | Limitata | Media | Elevata |
| Costi gestione annui | 500-1.000€ | 1.500-2.000€ | 3.000-5.000€ |
| Protezione patrimonio | Nessuna | Nessuna | Totale separazione |
| Startup innovativa | Impossibile | Impossibile | Possibile con requisiti |
Quando e come passare da forfettario a SRL
Il passaggio dal forfettario alla SRL non avviene mai per un singolo motivo. È piuttosto una somma di segnali che, quando si presentano insieme, rendono la transizione non solo opportuna ma necessaria. Nella nostra esperienza, il timing giusto emerge dall’incrocio di almeno tre fattori:
- Fatturato vicino al limite: è il segnale più evidente. Restare nel forfettario significa monitorare costantemente i ricavi per non superare gli 85.000 €. Ma se il tuo obiettivo è scalare, dover “frenare la crescita” per restare dentro i limiti fiscali diventa una contraddizione;
- La necessità di assumere diventa spesso il fattore decisivo. Hai validato il prodotto, i clienti crescono, ma da solo non riesci più a gestire sviluppo e commerciale. Ti serve quel developer full-time che costa molto più di 20.000€ l’anno. O magari è arrivato un potenziale co-founder, competente e motivato, ma che, giustamente, vuole quote societarie, non promesse verbali senza valore legale.
- La necessità di avere un socio o un investitore. È arrivato quel co-founder tecnico che aspettavi, ma vuole il 30% della società, non una collaborazione esterna. O magari hai trovato un business angel disposto a investire 50.000€. Con la partita IVA, entrambe le opzioni sono impossibili.
- L’interesse di clienti enterprise accelera inevitabilmente la decisione. Infatti sempre più spesso richiedono fornitori strutturati, con bilanci depositati e solidità patrimoniale dimostrabile.
La roadmap per passare da ditta individuale a SRL
Il passaggio si realizza tramite un’operazione chiamata conferimento d’azienda: un notaio e un perito trasferiscono l’intera attività (beni, contratti, avviamento) nella nuova società. È una procedura che garantisce continuità operativa e neutralità fiscale. La accompagniamo per diverse imprese digitali ogni anno: sappiamo quali criticità anticipare e quali tempi sono realistici.
1. Preparazione (2 mesi prima)
- Analisi della situazione fiscale per valutare se anticipare o posticipare fatture;
- Definizione della struttura societaria: quote, ruoli, governance;
- Accantonamento fondi: circa 2.000 € per la costituzione + almeno 3.000 € per lagestione annuale.
2. Costituzione SRL
La nuova società si costituisce mantenendo attiva la Partita IVA individuale. Questa fase di sovrapposizione (di solito un mese) permette di continuare a fatturare mentre si completano pratiche societarie, apertura conto aziendale e sistemi di pagamento. Solo quando la SRL è pienamente operativa inizia la migrazione definitiva.
3. Trasferimento clienti
- I nuovi contratti vanno subito intestati alla SRL;
- Per i clienti esistenti si pianifica un passaggio graduale, con comunicazione almeno un mese prima del cambio fatturazione;
- Per i pagamenti ricorrenti il coordinamento deve essere perfetto, così da evitare interruzioni.
La struttura fiscale evolve con la tua startup
Il regime forfettario è un ottimo trampolino di lancio, ma per chi punta a crescere diventa presto un limite. La ditta individuale in ordinario, pur essendo il passaggio più immediato, espone a rischi patrimoniali e a una tassazione progressiva che drena risorse invece di favorire lo sviluppo.
La SRL è l’evoluzione naturale per chi vuole costruire un’impresa solida: protegge il patrimonio personale, garantisce maggiore efficienza fiscale e offre la credibilità necessaria per attrarre capitali e talenti. Non è una reazione a un obbligo, ma una scelta strategica per il futuro del business.In Startax accompagniamo i founder lungo questo percorso: dalla prima Partita IVA fino alla strutturazione societaria più complessa. Se stai valutando di aprire la Partita IVA o quando fare il salto alla SRL e vuoi un passaggio fluido, senza interruzioni operative, il nostro team può aiutarti a pianificare ogni fase con la giusta strategia.
Non adattiamo modelli tradizionali all’innovazione. Nasciamo nell’innovazione e lavoriamo con chi costruisce impresa.