La verifica in 30 secondi
Il personale qualificato è uno dei tre requisiti alternativi che permettono a una società di iscriversi come startup innovativa.
Sembra il requisito più ovvio quando il progetto nasce da un team tecnico o scientifico: founder laureati, dottorandi, sviluppatori, ricercatori, persone che stanno già lavorando sul prodotto.
I titoli, però, non bastano. Prima di procedere con l’iscrizione bisogna capire chi può essere inserito nella forza lavoro rilevante: con quale rapporto lavora, se il contratto è già formalizzato, se l’attività è retribuita e se il titolo può essere documentato.
| Figura | Può rientrare nel requisito? | A quali condizioni |
| Dipendente | Sì | Se possiede uno dei titoli richiesti |
| Co.co.co. | Sì | Se il rapporto è reale, formalizzato e retribuito |
| Socio | Non automaticamente | La partecipazione al capitale non è sufficiente |
| Socio amministratore | Solo in alcuni casi | Serve un’attività operativa retribuita e distinta dalla semplice carica |
| Consulente in partita IVA | No | Il lavoro autonomo resta fuori dalla forza lavoro rilevante |
| Tirocinante | Solo se retribuito | Il tirocinio gratuito non è sufficiente |
Requisito del personale qualificato nelle startup innovative: quando è soddisfatto
Il requisito del personale qualificato è previsto dall’articolo 25, comma 2, lettera h), del DL 179/2012.
La startup può soddisfarlo in due modi alternativi:
- Con almeno 1/3 della forza lavoro composto da dottori di ricerca, dottorandi oppure laureati che abbiano svolto per almeno tre anni attività di ricerca certificata presso un istituto pubblico o privato, in Italia o all’estero;
- Con almeno 2/3 di lavoratori in possesso di laurea magistrale.
La percentuale si calcola sulla forza lavoro complessiva. Ma raggiungere la percentuale non è sufficiente per utilizzare questo requisito.
Occorrono due condizioni ulteriori:
- Rapporto con la startup: la persona deve lavorare per la società con un contratto di lavoro o collaborazione;
- Documentazione: titoli, rapporti e compensi devono essere dimostrabili al momento della pratica.
Titoli idonei per il requisito del personale altamente qualificato
I titoli richiesti cambiano in base alla soglia scelta.
Dottorato, dottorando e attività di ricerca certificata
Nella soglia di 1/3 rientrano:
- Chi ha conseguito un dottorato di ricerca, in Italia o all’estero;
- Chi sta svolgendo un dottorato presso un’università italiana o straniera, anche se non lo ha ancora concluso;
- Chi è laureato e ha svolto almeno tre anni di attività di ricerca certificata presso un istituto pubblico o privato, in Italia o all’estero. Per dimostrare di essere in possesso di questo requisito è necessario che l’attività di ricerca sia documentata e certificabile dall’ente presso cui è stata svolta.
Laurea magistrale e laurea triennale
Per la soglia di almeno 2/3 serve la laurea magistrale, intesa ai sensi del decreto ministeriale 270/2004. Rientrano quindi le lauree magistrali del nuovo ordinamento e, per equipollenza, le lauree del vecchio ordinamento (quadriennali o quinquennali) che corrispondono a quelle.
La laurea triennale, quindi, non soddisfa il requisito.
Rapporto con la startup: soci, amministratori, co.co.co. e partita IVA
Dopo i titoli, la verifica si sposta sul rapporto con la startup.
È su questo aspetto che spesso il requisito viene interpretato male. Il founder laureato pensa di rientrare perché è socio. L’amministratore pensa di rientrare anche se nonriceve un compenso. Il consulente in partita IVA sembra indispensabile perché ha scritto il codice o seguito lo sviluppo.
La legge, però, non considera quanto quella persona sia importante per il progetto. Valuta se fa parte della forza lavoro rilevante per il requisito.
Socio con quote e socio con co.co.co.
Il socio non diventa personale qualificato solo perché partecipa al capitale della startup: la quota non identifica un rapporto di lavoro.
Il discorso cambia se il socio ha anche una co.co.co. reale, firmata e retribuita. In quel caso viene considerato per il rapporto di collaborazione, non perché è socio.
Questo significa che la stessa persona può avere due posizioni distinte. Come socio, possiede una quota. Come collaboratore in co.co.co., svolge un’attività assimilabile a quella del lavoro dipendente.
Il contratto deve indicare mansione, compenso e attività svolta.
Socio amministratore
La sola carica di amministratore non basta. Il compenso da amministratore remunera la carica, non un’attività lavorativa nella startup.
Il socio amministratore può essere considerato solo se, oltre alla carica, ha un rapporto operativo retribuito con la società: per esempio un contratto di lavoro o una co.co.co. reale.
Partita IVA e tirocinio
La consulenza a partita IVA non soddisfa il requisito.
Può essere lo sviluppatore che ha creato il prodotto, il tecnico che ha impostato l’infrastruttura o la persona con la competenza più importante per la startup.
Ma se lavora in partita IVA, percepisce reddito di lavoro autonomo, non reddito di lavoro dipendente o assimilato.
Lo stesso ragionamento vale se il professionista è remunerato in work for equity. Le quote non trasformano una prestazione autonoma in rapporto di lavoro dipendente o assimilato. Ai fini del requisito resta decisivo il rapporto sottostante.
Il tirocinante può essere considerato solo se il tirocinio è retribuito. Un tirocinio gratuito non basta, anche se la persona ha uno dei titoli richiesti.
Come si calcolano le soglie del personale qualificato
Il requisito si calcola per persone, non per compensi.
La percentuale non dipende da quanto una persona viene pagata, da quante ore lavora o dal ruolo che ha nel progetto. Ogni persona vale uno, anche se lavora part-time o ha un compenso più basso.
La soglia deve essere raggiunta per intero.
Se la forza lavoro è composta da 4 persone, non basta avere una sola persona qualificata: sarebbe il 25%, quindi meno di 1/3.
In quel caso servono 2 persone tra dottori di ricerca, dottorandi o laureati con almeno tre anni di ricerca certificata.
Lo stesso criterio vale per la soglia dei 2/3: se il calcolo produce un numero decimale, la startup deve arrivare alla persona intera successiva.
| Forza lavoro complessiva | Laureati magistrali necessari per 2/3 | Dottorato, dottorando o ricerca certificata per 1/3 |
| 1 persona | 1 | 1 |
| 2 persone | 2 | 1 |
| 3 persone | 2 | 1 |
| 4 persone | 3 | 2 |
| 5 persone | 4 | 2 |
Cosa serve per l’iscrizione alla sezione speciale
Se la startup dichiara il requisito del personale qualificato, deve dimostrare tre cose:
- Chi lavora per la società;
- Con quale rapporto e compenso;
- Con quale titolo rientra nella soglia scelta.
Accordi verbali, contratti da firmare e collaborazioni previste nei mesi successivi alla costituzione non bastano.
Per i titoli, a seconda della soglia, servono:
- Laurea magistrale o titolo del vecchio ordinamento equiparato;
- Certificato di dottorato o documentazione sull’iscrizione al dottorato;
- Attestazione dell’attività di ricerca svolta per almeno tre anni presso un istituto pubblico o privato.
Per il rapporto con la società servono invece:
- Contratto di lavoro o collaborazione;
- Documenti da cui risultino compenso, durata e attività svolta;
- Riepilogo della forza lavoro complessiva, con la soglia scelta e il calcolo della percentuale.
Se manca uno di questi elementi, il requisito non è ancora utilizzabile per l’iscrizione.
Esempi di calcolo del personale qualificato
Gli esempi servono soprattutto quando la forza lavoro aumenta o quando la startup attribuisce ai titoli un effetto che la legge non riconosce.
Alcune situazioni sembrano sufficienti a prima vista, ma restano sotto la percentuale richiesta.
Un solo dottorato non basta se il team è di quattro persone
La soglia di 1/3 non è raggiunta.
Una persona su quattro equivale al 25%. Per arrivare almeno a 1/3, su quattro persone servono due figure tra dottori di ricerca, dottorandi o laureati con tre anni di ricerca certificata.
Il dottorato è un titolo forte, ma non corregge da solo una percentuale troppo bassa.
Tre laureati magistrali su cinque restano sotto i 2/3
Tre persone su cinque equivalgono al 60%. La legge chiede almeno 2/3 della forza lavoro, quindi su cinque persone servono quattro laureati magistrali.
È uno degli errori più facili: il team sembra qualificato, ma la percentuale resta sotto la soglia.
Il part-time non riduce il valore della persona nel calcolo
Con due laureati magistrali part-time e una persona senza titolo full-time, la soglia dei 2/3 può essere raggiunta.
Il calcolo non dipende dalle ore lavorate o dal compenso. Se tutte e tre le persone fanno parte della forza lavoro e i rapporti sono correttamente formalizzati, due laureati magistrali su tre rispettano la percentuale richiesta.
L’aspetto da verificare non è il peso orario, ma l’esistenza del rapporto e il titolo documentabile.
Il doppio titolo non fa valere doppio la persona
La stessa persona può avere un titolo che rientra in entrambe le soglie, per esempio laurea magistrale e dottorato. Ma resta una sola persona nella forza lavoro.
La startup deve scegliere la soglia che riesce a raggiungere sul totale delle persone considerate. Il doppio titolo non permette di “raddoppiare” il valore della stessa persona nel calcolo.
Se cambia il team dopo l’iscrizione
Durante la permanenza nella sezione speciale, la startup deve confermare ogni anno di avere ancora almeno uno dei requisiti previsti dalla legge.
Se ha dichiarato il personale qualificato, deve rifare il calcolo sulla forza lavoro aggiornata.
Può succedere che una società si iscriva perché ha 2/3 di laureati magistrali e, dopo un cambiamento del team, non raggiunga più quella percentuale. Se però nella nuova forza lavoro ha almeno 1/3 di dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, può continuare a dichiarare il requisito su questa seconda soglia.
Vale anche il contrario. Una startup che all’inizio si basava sulla soglia di 1/3 può arrivare, dopo nuove assunzioni o collaborazioni, alla soglia dei 2/3 di laureati magistrali.
La verifica annuale va quindi fatta sui dati aggiornati:
- persone presenti nella forza lavoro;
- titoli ancora documentabili;
- rapporti di lavoro o collaborazione attivi;
- soglia che la startup può dichiarare in quel momento.
Se nessuna delle due soglie è più rispettata, il personale qualificato non basta per confermare lo status. A quel punto la società deve verificare se può dichiarare un altro requisito, come le spese in ricerca e sviluppo o la proprietà intellettuale.
Personale qualificato e permanenza oltre il terzo anno
Nei primi tre anni il personale qualificato può essere sufficiente come requisito alternativo. Dal quarto anno, invece, non basta ragionare solo sulla fotografia del team: la startup deve verificare anche le condizioni rafforzate previste per la permanenza nella sezione speciale.
Il MIMIT chiarisce che, dopo i primi tre anni, la permanenza fino a cinque anni richiede almeno uno tra requisiti rafforzati:
- R&S al 25%
- Contratto di sperimentazione con PA
- Incremento ricavi o occupazione oltre il 50%
- Riserva patrimoniale con determinate condizioni oppure ottenimento di almeno un brevetto.
Il personale qualificato resta rilevante come indicatore della struttura tecnica della società, ma non è più il driver principale della permanenza.
Se la società è già in una fase di crescita o si avvicina al quarto anno, è opportuno valutare fin da subito requisiti più coerenti con la normativa evolutiva, come ricerca e sviluppo o proprietà intellettuale.
Quando il personale qualificato non è il requisito da scegliere
Alcune situazioni fanno capire che il personale qualificato non è la scelta migliore:
Succede, per esempio, se il prodotto è sviluppato internamente dai founder senza compenso oppure da freelance, software house, consulenti in partita IVA o agenzie esterne. La startup può avere un progetto forte, ma il requisito del personale qualificato guarda alla forza lavoro, non al valore delle competenze coinvolte dall’esterno.
Lo stesso problema si pone quando la percentuale è legata a una sola persona: un dottorando in co.co.co., un socio che sta per cambiare ruolo, un collaboratore appena inserito per arrivare alla soglia. In questi casi la pratica può essere corretta al momento dell’iscrizione, ma diventare debole appena cambia il team.
C’è poi l’effetto crescita. Una startup che oggi raggiunge i 2/3 di laureati magistrali può perdere la percentuale dopo l’ingresso di figure commerciali, operative o amministrative senza titolo magistrale. L’assunzione è utile per l’impresa, ma modifica il calcolo.
Per questo il personale qualificato va confrontato prima con gli altri requisiti. Se la società sta sostenendo costi importanti per sviluppare il prodotto, le spese in ricerca e sviluppo possono essere più aderenti alla fase in cui si trova. Se invece esiste già un software registrato, un brevetto o un titolo coerente con l’attività, può essere più corretta la strada della proprietà intellettuale.
Non sai se il personale qualificato è il requisito giusto per la tua startup?
Startax verifica titoli, soci, amministratori, co.co.co., partita IVA e documenti disponibili, poi confronta questo requisito con R&S e proprietà intellettuale.
L’obiettivo è presentare una pratica coerente con ciò che la startup può dimostrare oggi e confermare dopo.
Non adattiamo modelli tradizionali all’innovazione. Nasciamo nell’innovazione e lavoriamo con chi costruisce impresa.