Possedere quote di una SRL non comporta di per sé l’obbligo di aprire una posizione INPS.
Se il socio si limita a investire capitale, partecipare alle assemblee e ricevere eventuali utili, non deve iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti.
Se invece, oltre a essere socio, lavora nella società in modo abituale e prevalente, deve iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti.
Parliamo del socio che segue clienti, ordini, vendite, fornitori, produzione, customer care o altre attività quotidiane della SRL.
| La tua situazione | Paghi l’INPS? |
| Socio solo investitore | No |
| Socio che lavora stabilmente nella SRL | Gestione Artigiani e Commercianti |
| Socio con lavoro dipendente full time altrove | No, se il lavoro dipendente resta prevalente |
| Socio pensionato che lavora nella SRL | Possibile iscrizione, con eventuale riduzione |
| Socio che aiuta ogni tanto | No, se manca un’attività abituale e prevalente |
| Socio anche amministratore con compenso | Gestione Separata sul compenso; Gestione Artigiani e Commercianti in qualità di socio lavoratore nella SRL |
Per la Gestione Artigiani e Commercianti è previsto un contributo fisso annuo. Questa cifra va versata anche in caso di reddito zero o molto basso e dovuto fino a un reddito di 18.808 euro.
Per il 2026, il contributo fisso dei commercianti è di circa 4.600 euro annuo.
Quando il socio SRL paga Gestione Artigiani e Commercianti
L’obbligo di iscrizione dipende da una valutazione che l’INPS compie sul modo in cui il socio partecipa alla vita della società.
Possedere una quota, anche di maggioranza, è una posizione patrimoniale e di per sé non genera contributi.
Quando però il socio entra nell’operatività, segue i clienti, gestisce gli ordini, lavora alla produzione, e lo fa con continuità, la sua partecipazione assume i caratteri di un’attività lavorativa, e un’attività lavorativa autonoma svolta nell’impresa va coperta da contribuzione.
A questo servono la Gestione Commercianti e la Gestione Artigiani: danno una posizione previdenziale al socio che, di fatto, lavora nella propria società.
Per questa ragione la percentuale di quote possedute non è il criterio che decide l’iscrizione. Un socio al 5% che ogni giorno gestisce lo shop online ha una posizione da aprire, mentre un socio al 60% che si limita a partecipare alle assemblee e a incassare gli utili rimane un investitore, e come investitore non versa nulla.
Negli accertamenti, infatti, l’INPS valuta l’attività effettivamente svolta dal socio, non il ruolo dichiarato nelle carte.
Per la carica di amministratore, va fatto un discorso a parte, perché segue regole proprie e spesso si sovrappone a quella di socio. L’amministratore che percepisce un compenso versa su quel compenso i contributi alla Gestione Separata, che è una gestione diversa ma comunque cumulabile ai fini pensionistici.
Se la stessa persona, oltre ad amministrare, lavora anche nell’operatività, le due posizioni si sommano.
Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato alla posizione INPS del socio amministratore della società.
Gestione Commercianti
Si applica quando la SRL svolge un’attività commerciale: vendita di beni, e-commerce, servizi, intermediazione. Il socio vi viene iscritto se il suo lavoro si concentra su questa parte dell’attività.
Gestione Artigiani
Si applica quando l’attività della SRL è produttiva o di lavorazione. In questo caso l’iscrizione interessa il socio che partecipa al processo produttivo, perché realizza il prodotto, lo trasforma o esegue la prestazione.
Le differenze economiche tra le due gestioni sono modeste, circa mezzo punto sulle aliquote e una novantina di euro sul contributo fisso: gli importi precisi sono nella sezione sui costi.
Attività abituale e prevalente: cosa significa per l’INPS
L’iscrizione richiede che siano presenti entrambi i requisiti.
Il lavoro è abituale quando viene svolto con continuità. Il socio che ogni settimana si occupa di una parte dell’attività ha un ruolo stabile nella società, e per l’INPS quella stabilità basta a qualificare il suo apporto come lavoro. L’intervento sporadico, come il contributo a una decisione straordinaria, non non comporta alcun obbligo.
Il lavoro è prevalente quando, tra le attività lavorative della persona, è quella principale. Per stabilirlo si guardano il tempo dedicato e il ruolo ricoperto: se la SRL è la tua unica occupazione, la prevalenza è evidente e la valutazione non richiede approfondimenti.
La situazione su cui bisogna porre attenzione è quella del socio con un altro lavoro. Se hai un impiego full time altrove, la prevalenza nella SRL difficilmente si configura.
Quanto paga un socio di SRL alla Gestione Artigiani e Commercianti
Il versamento si compone di due parti: un contributo fisso, dovuto fino a un certo livello di reddito, e un contributo variabile sulla parte che lo supera.
Il contributo fisso sul minimale
L’INPS fissa ogni anno un reddito minimale, che per il 2026 è di 18.808 euro. Fino a quella soglia il contributo non si calcola in percentuale sul reddito effettivo, ma è una cifra fissa, dovuta per il solo fatto di essere iscritti.
Per il 2026 il contributo fisso è di:
- 4.611,64 euro per i commercianti
- 4.521,36 euro per gli artigiani.
Gli importi comprendono la quota maternità. Per i commercianti comprendono anche la quota destinata all’indennizzo in caso di cessazione dell’attività commerciale.
La cifra resta dovuta anche se il reddito è inferiore al minimale o zero, se la società chiude in perdita o se gli utili non vengono distribuiti. L’iscrizione, da sola, genera il debito contributivo.
Il contributo variabile oltre il minimale
Sulla parte di reddito che supera i 18.808 euro si applica l’aliquota percentuale.
| Reddito 2026 | Artigiani | Commercianti |
| Fino a 56.224 euro | 24% | 24,48% |
| Oltre 56.224 euro | 25% | 25,48% |
L’aliquota più alta si applica solo alla quota di reddito che supera 56.224 euro, non all’intero importo.
I massimali 2026
Oltre un certo reddito i contributi si fermano. Per il 2026 il massimale è di:
- 93.707 euro per gli iscritti prima del 1996
- 122.295 euro per gli iscritti dal 1996.
Sul reddito eccedente non si versa nulla. Gli importi di minimale, aliquote e massimali vengono aggiornati ogni anno dall’INPS nella circolare sui contributi di artigiani e commercianti.
Riduzione contributi INPS per soci SRL
Le riduzioni in vigore sono due, ed entrambe vanno chieste all’INPS con domanda telematica.
Riduzione del 50% per chi si è iscritto per la prima volta nel 2025
La Legge di Bilancio 2025 ha previsto uno sconto del 50% sui contributi per chi si è iscritto per la prima volta nel 2025 alla Gestione Artigiani e Commercianti. Vale per i soci di SRL come per i titolari di ditta individuale e i collaboratori familiari, e dura 36 mesi dall’avvio dell’attività.
Lo sconto copre la sola aliquota IVS: la quota maternità e, per i commercianti, la quota indennizzo restano piene. La misura rientra inoltre negli aiuti de minimis, con un tetto di 300.000 euro in tre anni, e non si cumula con altre riduzioni, né con quella per gli over 65 pensionati né con quella del regime forfettario.
Per il 2026, però, la misura non è stata rinnovata. Resta valida solo per chi si è iscritto nel 2025 e sta completando il triennio.
Riduzione del 50% per pensionati con più di 65 anni
Un pensionato che lavora nella SRL in modo abituale e prevalente deve iscriversi, come chiunque altro.
Se però ha più di 65 anni ed è già pensionato presso una gestione INPS, ha diritto alla riduzione del 50% dei contributi, sia sul fisso sia sull’eccedenza (articolo 59, comma 15, Legge 449/1997). Restano esclusi i titolari di pensione di reversibilità.
Utile virtuale: i contributi sugli utili che non hai incassato
Il contributo variabile del socio lavoratore si calcola sulla sua quota di reddito d’impresa della società.
Ma cosa succede quando la SRL produce utili ma l’assemblea decide di non distribuirli, lasciandoli a riserva?
Quegli utili il socio non li ha mai incassati, restano in azienda. Per l’INPS vanno comunque inclusi nella base di calcolo dei contributi. È questo l’utile virtuale: contributi su un reddito che il socio non ha visto.
L’INPS tratta la SRL come una società di persone, dove il reddito si imputa al socio anche se non lo incassa. Una parte della giurisprudenza di merito segue una linea diversa: la SRL ha autonomia patrimoniale, l’utile resta della società finché l’assemblea non ne delibera la distribuzione, e fino a quel momento non è reddito del socio.
La questione è arrivata in Cassazione, che, con le ordinanze di aprile 2026, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza. A giugno 2026 una parola definitiva ancora non c’è, e il rischio di vedersi chiedere quei contributi resta.
Abbiamo ricostruito sentenze, ordinanze e scenari nella Guida all’utile virtuale dei soci SRL.
Startup innovative: lo status non riduce l’INPS dei soci
Le startup innovative godono di agevolazioni fiscali, societarie e camerali, ma sul fronte previdenziale non cambia nulla. Il founder che è socio e lavora nella startup in modo abituale e prevalente si iscrive alla Gestione Artigiani e Commercianti come in qualsiasi altra SRL, e versa il contributo fisso fin dal primo anno, anche se la società reinveste tutto e non distribuisce utili.
Esempi: quando il socio paga e quando no
La regola generale lascia aperti gli interrogativi per i casi in cui due fattori spingono in direzioni opposte: poche quote ma lavoro quotidiano, status di startup innovativa ma nessun utile, un impiego esterno e un secondo ruolo nella SRL.
Founder di startup innovativa, solo operativo e senza compenso
È l’unico che manda avanti l’attività, senza alcun compensola SRL non distribuisce utili e reinveste ogni euro. Lo status di startup innovativa non cambia la posizione previdenziale: se lavora in modo abituale e prevalente, l’iscrizione è dovuta, e con essa il contributo fisso da circa 4.600 euro. Lo paga anche se in cassa non è ancora entrato nulla.
Il contributo fisso è solo una delle voci da mettere in conto quando si decide come remunerare un founder: compenso amministratore, lavoro subordinato, work for equity e rimborsi seguono regole diverse, con effetti su fiscalità e cassa.
Socio dipendente full time altrove che segue l’operatività la sera o nei weekend
Di giorno lavora come dipendente in un’altra azienda, la sera lavora nella SRL. Qui non c’è una risposta automatica ma idealmente se l’impiego esterno resta l’attività principale, l’iscrizione può essere esclusa.
Socio che è anche amministratore e lavora nell’operatività
Prende un compenso da amministratore e in più segue vendite e fornitori. Due posizioni si sommano: Gestione Separata sul compenso da amministratore, Gestione Artigiani e Commercianti sul lavoro operativo, è la c.d. doppia contribuzione.
Pensionata, socia al 15% che lavora ogni giorno nella SRL
Ha una quota di minoranza ed è già in pensione, ma segue tutti i giorni ordini, clienti e fornitori.
Né la pensione né le poche quote la escludono dai contributi: con un lavoro abituale e prevalente l’iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti è dovuta.
Se ha più di 65 anni ed è già pensionata presso una gestione INPS, può chiedere la riduzione del 50%.
Come impostiamo la posizione INPS dei soci in fase di costituzione
La posizione INPS di ciascun socio dipende dall’operatività: chi amministra, chi lavora, chi mette solo capitale, con quali compensi.
Da queste scelte dipende chi aprirà una posizione INPS e quanto verserà ogni anno.
Per una società appena nata la cifra non è piccola. Un socio operativo versa circa 4.600 euro di contributi fissi già dal primo anno, anche se la società non ha ancora ricavi. Mettila nel piano di cassa iniziale, insieme a notaio, contabilità e capitale.
Attenzione anche alla coerenza tra le carte e la realtà: se risulti investitore ma gestisci tu l’operatività, l’INPS può iscriverti d’ufficio e chiederti gli arretrati.
Quando seguiamo una costituzione, definiamo questi aspetti insieme alla struttura societaria: ruoli dei soci, compensi degli amministratori, carico contributivo del primo anno. Se stai costituendo la tua SRL, parliamone prima.
Non adattiamo modelli tradizionali all’innovazione. Nasciamo nell’innovazione e lavoriamo con chi costruisce impresa.
Soci SRL e INPS: le domande che ci fanno più spesso
Spesso sì, ma non in automatico. Negli accertamenti l’INPS tende a presumere che chi controlla la società ci lavori, soprattutto quando non ci sono dipendenti o una struttura organizzata che mandi avanti l’attività al posto suo. Per la stessa ragione non riconosce i contratti di lavoro subordinato tra la SRL e il suo socio unico o controllante: manca la soggezione al potere direttivo di qualcun altro.
In caso di contenzioso, però, la presunzione da sola non basta. Come ha confermato il Tribunale di Potenza con la sentenza n. 589/2025, spetta all’INPS provare la presenza e l’attività operativa del socio, senza potersi appoggiare ad automatismi formali.
No. I dividendi sono reddito da capitale, non da lavoro, e da soli non aprono nessuna posizione INPS. Chi incassa la sua parte di utili senza lavorare in azienda non paga contributi. Il discorso cambia nel momento in cui inizia a occuparsi dell’attività in modo abituale e prevalente.
Dipende. Se smetti di occuparti dell’operatività e l’azienda la gestisce l’amministratore, allora come socio non lavoratore non versi contributi. Se invece continui a seguire clienti, fornitori e vendite mentre l’amministratore esterno è poco più di una firma, per l’INPS resti un socio che lavora, e l’iscrizione è dovuta lo stesso.
L’assenza di un compenso non basta a escludere l’INPS. Se lavori nella società in modo abituale e prevalente, la Gestione Commercianti o Artigiani può essere dovuta anche senza prendere nulla.