La guida in pillole
La detrazione del 65% è l’incentivo IRPEF riservato alle persone fisiche che investono nel capitale di startup innovative in regime de minimis, previsto dall’articolo 29-bis del DL 179/2012.
Chi può ottenere il 65%?
Le persone fisiche che investono al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa, direttamente nella startup oppure tramite un OICR qualificato.
Quali startup possono applicarlo?
Le startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese, entro i primi tre anni di iscrizione.
Chi presenta la domanda?
Il legale rappresentante della startup, tramite la piattaforma del MIMIT.
Quando va presentata l’istanza?
Prima dell’investimento. Se il bonifico parte prima della presentazione, l’investitore perde il diritto alla detrazione.
Qual è il limite della startup?
La società deve avere capienza nel plafond de minimis di 300.000 euro. Prima del round occorre quindi verificare gli aiuti già ricevuti e l’importo ancora disponibile.
Quanto deve durare l’investimento?
La partecipazione deve essere mantenuta per almeno tre anni. In caso di cessione anticipata, la detrazione deve essere restituita con gli interessi.
Quanto vale la detrazione?
Il 65% della somma investita, su un importo massimo di 100.000 euro per periodo d’imposta. Il beneficio può arrivare fino a 65.000 euro all’anno.
Come funziona la detrazione del 65% per le startup innovative
Chi investe nel capitale di una startup innovativa può detrarre dall’IRPEF il 65% della somma versata, entro un investimento massimo di 100.000 euro per periodo d’imposta.
L’agevolazione è prevista dall’articolo 29-bis del DL 179/2012. Introdotta nel 2020 con un’aliquota del 50%, è stata elevata al 65% dalla Legge 193/2024 per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025.
La società che riceve il capitale deve risultare iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese al momento dell’investimento. L’agevolazione si applica, inoltre, solo ai conferimenti effettuati entro i primi tre anni di iscrizione della startup.
Cosa significa “de minimis”
La detrazione del 65% rientra nel regime europeo de minimis. Il beneficio fiscale viene utilizzato dall’investitore, mentre il relativo aiuto viene registrato in capo alla startup e riduce il plafond disponibile della società.
Il calcolo tiene conto degli aiuti de minimis già ricevuti dalla startup e, in presenza di società collegate, della nozione europea di impresa unica.
Anche la procedura coinvolge direttamente la società: l’istanza deve essere presentata dal legale rappresentante della startup prima del versamento dell’investitore. I dati richiesti, i documenti necessari e l’ordine degli adempimenti saranno esaminati nella sezione dedicata alla domanda MIMIT.
Chi può ottenere la detrazione del 65%
La detrazione spetta alle persone fisiche che investono al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa. Può beneficiarne un business angel, un manager che utilizza capitale personale o un founder che investe nella propria startup (se detiene una partecipazione inferiore al 25%) oppure in un’altra diversa dalla propria.
Il limite di 100.000 euro si riferisce all’investimento agevolabile e a ciascun periodo d’imposta.
Le società non possono utilizzare la detrazione del 65%: il Decreto 28 dicembre 2020 riserva l’incentivo agli investimenti effettuati dalle persone fisiche.
Per accedere al beneficio, l’investimento deve rispettare anche alcune condizioni relative alla forma del conferimento e alla durata della partecipazione.
Investimento diretto o tramite veicoli qualificati
L’investimento deve consistere in un conferimento in denaro nel capitale di rischio della startup. I conferimenti in natura, come beni o prestazioni d’opera, non danno diritto alla detrazione.
La detrazione del 65% non si applica al capitale versato in fase di costituzione della startup. Per presentare l’istanza, infatti, la società deve essere già costituita e iscritta nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Inoltre, la domanda sulla piattaforma MIMIT deve essere trasmessa prima dell’investimento: una condizione che non può essere rispettata quando il conferimento coincide con la nascita della società.
L’agevolazione può quindi riguardare gli investimenti effettuati dopo la costituzione, quando la startup ha già ottenuto l’iscrizione nella sezione speciale e può presentare preventivamente l’istanza. Nel caso di un aumento di capitale, il versamento deve essere coordinato con la domanda MIMIT e non può precederla.
Il conferimento in denaro può avvenire direttamente, attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale, oppure indirettamente, tramite un soggetto qualificato, ovvero un OICR (Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio), cioè un fondo che raccoglie denaro da più investitori e lo investe in startup.
- Tramite società di capitali che investono prevalentemente in startup innovative, ovvero quelle che a fine periodo d’imposta detengono quote di startup o PMI innovative per almeno il 70% delle immobilizzazioni finanziarie iscritte in bilancio.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nei cosiddetti club deal, cioè quando più investitori si uniscono per investire insieme tramite una società veicolo (SPV). Le società veicolo (SPV) usate nei club deal restano escluse se non raggiungono quei requisiti.
Chi partecipa a un investimento aggregato deve, quindi, verificare la natura del veicolo prima di dare per acquisito il 65%.
La partecipazione deve essere mantenuta per tre anni
La cessione, anche parziale, prima della scadenza comporta la perdita del beneficio e la restituzione della detrazione, maggiorata degli interessi legali.
Il vincolo deve essere considerato già nella documentazione dell’investimento. Eventuali opzioni di vendita, clausole di uscita o accordi che possono determinare il trasferimento delle quote nei primi tre anni vanno valutati anche sotto il profilo fiscale.
Quando la detrazione del 65% non spetta
La Legge 193/2024 ha introdotto due limiti legati alla posizione dell’investitore: la partecipazione acquisita nella società e gli eventuali rapporti di fornitura.
Partecipazione superiore al 25% del capitale o dei diritti di governance
La detrazione non spetta quando l’investimento produce una partecipazione qualificata superiore al 25% del capitale sociale o dei diritti di governance della startup.
La verifica deve considerare la partecipazione complessiva raggiunta dall’investitore dopo l’operazione. Chi possiede già il 20% e, attraverso un nuovo conferimento, supera il 25% non può applicare il 65% al nuovo investimento.
Il limite interessa soprattutto gli aumenti di capitale riservati a soci già presenti e i round con pochi sottoscrittori, nei quali il capitale raccolto può attribuire percentuali elevate a una sola persona.
Prima di definire importi e quote, è quindi necessario simulare l’assetto societario successivo al round. La verifica deve includere sia la percentuale di capitale sia i diritti attribuiti all’investitore dallo statuto e dagli accordi dell’operazione.
Investitore che fornisce servizi alla startup
La detrazione è esclusa anche quando l’investitore presta servizi alla startup, direttamente oppure attraverso una società controllata o collegata, e il relativo fatturato supera il 25% dell’investimento portato in agevolazione.
Se una persona investe 100.000 euro, la soglia va quindi verificata rispetto ai compensi derivanti dai servizi forniti alla startup. Un fatturato superiore a 25.000 euro impedisce l’accesso alla detrazione sul conferimento agevolabile.
La verifica riguarda spesso advisor, consulenti, sviluppatori e partner tecnologici che collaborano già con la società e decidono successivamente di entrare nel capitale. Il rapporto professionale e l’investimento devono essere esaminati insieme prima della sottoscrizione, comprese le prestazioni fatturate tramite società riconducibili all’investitore.
Se, ad esempio, investi 100.000 euro, non potrai fatturare (direttamente o tramite tue società) più di 25.000 euro alla startup, pena la decadenza del beneficio sull’intero investimento
Questa esclusione non riguarda qualsiasi rapporto economico con la startup. Diventa applicabile quando i servizi forniti superano la soglia prevista dalla legge rispetto all’importo dell’investimento agevolabile.
Quanto si può detrarre con il 65%: limiti ed esempio
La detrazione si calcola sulla somma investita, entro un massimo di 100.000 euro di investimento per ogni periodo d’imposta. Il beneficio fiscale può quindi raggiungere 65.000 euro all’anno.
Non è un contributo versato all’investitore, ma una riduzione dell’IRPEF. Con un investimento di 50.000 euro, per esempio, si maturano 32.500 euro di detrazione. Con un investimento di 80.000 euro, il beneficio sale a 52.000 euro. Oltre i 100.000 euro, la quota eccedente non è agevolata.
Il tetto è annuale e appartiene al singolo investitore. Chi investe 100.000 euro in un anno e altri 100.000 euro in quello successivo può maturare la detrazione su entrambi i versamenti, purché ogni operazione rispetti le condizioni previste e sia preceduta dalla relativa istanza.
Cosa succede se la detrazione supera l’IRPEF dovuta
La detrazione del 65% può superare l’IRPEF lorda dovuta dall’investitore.
Un business angel che investe 100.000 euro, per esempio, matura una detrazione di 65.000 euro. Se nello stesso periodo d’imposta deve pagare 20.000 euro di IRPEF, utilizza una parte del beneficio per azzerare l’imposta e conserva l’eccedenza.
Il calcolo è il seguente:
- 65.000 euro di detrazione maturata;
- 20.000 euro utilizzati per ridurre l’IRPEF;
- 45.000 euro di eccedenza trasformati in credito d’imposta.
La sequenza non può essere invertita. La detrazione viene prima utilizzata fino a concorrenza dell’IRPEF lorda; soltanto la quota che non trova capienza diventa credito d’imposta.
Il credito residuo può essere utilizzato:
- nella dichiarazione dei redditi, per ridurre le imposte dovute;
- in compensazione tramite modello F24, con il codice tributo 7076.
L’utilizzo in compensazione consente di recuperare l’eccedenza anche attraverso il pagamento di altri tributi e contributi ammessi dalla normativa. Il modello F24 deve essere trasmesso tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Questa regola riguarda anche chi ha un’IRPEF molto bassa o pari a zero. Un professionista in regime forfettario, per esempio, non può sottrarre la detrazione dall’imposta sostitutiva come se fosse IRPEF.
L’eccedenza maturata può però diventare credito d’imposta ed essere utilizzata successivamente in compensazione, secondo le modalità previste.
Differenza tra detrazione del 65% e detrazione ordinaria del 30%
La gestione dell’eccedenza cambia a seconda dell’agevolazione applicata.
Con la detrazione ordinaria del 30%, la parte che supera l’IRPEF dovuta può essere riportata nei tre periodi d’imposta successivi. Se non viene utilizzata entro questo termine, la quota residua si perde.
Con la detrazione de minimis del 65%, invece, l’eccedenza si trasforma in credito d’imposta. Il credito può essere utilizzato nelle dichiarazioni successive oppure in compensazione tramite F24 e non è soggetto al limite triennale previsto per il regime ordinario.
La differenza può essere riassunta così:
| Agevolazione | Trattamento dell’eccedenza | Durata |
| Detrazione ordinaria del 30% | Riporto nelle dichiarazioni successive | Massimo tre periodi d’imposta |
| Detrazione de minimis del 65% | Trasformazione in credito d’imposta | Nessun limite temporale previsto |
Per chi ha poca capienza IRPEF, il regime del 65% evita quindi che una parte dell’agevolazione venga persa dopo tre anni. Il recupero potrebbe comunque richiedere tempo: dipende dall’ammontare delle imposte e dei contributi che l’investitore potrà compensare nei periodi successivi.
Anche la suddivisione dell’investimento su più periodi d’imposta incide sui tempi di utilizzo del beneficio. Ogni tranche deve però essere preceduta da una specifica istanza sulla piattaforma MIMIT e deve rispettare la capienza del plafond de minimis disponibile al momento del versamento.
Quali startup possono accedere alla detrazione del 65%
La detrazione si applica agli investimenti in società che, al momento del versamento, risultano iscritte come startup innovative nella sezione speciale del Registro delle Imprese.
L’iscrizione, però, non è sufficiente: il 65% è riservato agli investimenti effettuati entro i primi tre anni dall’ingresso della società nella sezione speciale.
Questa scadenza va considerata quando si programma la raccolta. Se l’agevolazione è stata presentata ai business angel tra i vantaggi dell’operazione, sottoscrizione, istanza e versamento devono avvenire entro la fine del terzo anno di iscrizione.
Non basta, inoltre, rientrare nei termini. La startup deve avere capienza nel proprio plafond de minimis, che può essere già stato ridotto da contributi, garanzie o altre agevolazioni ricevute. Vediamo ora come verificare l’importo disponibile prima del round.
Come si calcola il plafond de minimis
Una startup può ricevere fino a 300.000 euro di aiuti de minimis nell’arco di tre esercizi finanziari. Anche la detrazione riconosciuta agli investitori utilizza questo tetto: il beneficio fiscale spetta alla persona fisica, mentre il relativo importo viene registrato in capo alla società.
La capienza disponibile stabilisce quindi quanta parte del round può accedere al 65%.
La verifica va effettuata prima di presentare l’agevolazione agli investitori. Quando lo spazio residuo non copre tutte le sottoscrizioni previste, la società deve decidere quali versamenti agevolare e per quali importi presentare le istanze. Rimandare il controllo ai giorni che precedono il closing può obbligare a modificare condizioni già comunicate durante la raccolta.
Dove verificare la capienza disponibile
Gli aiuti concessi alla startup sono riportati nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, il cosiddetto RNA. La banca dati indica l’importo ricevuto e il regime applicato a ciascuna misura.
La consultazione preventiva consente di ricostruire gli aiuti già registrati e stimare lo spazio ancora disponibile. Il MIMIT utilizza lo stesso Registro durante l’esame delle istanze relative agli investimenti.
Il calcolo deve rispettare anche la nozione europea di impresa unica. Quando la startup è collegata ad altre società attraverso rapporti di controllo o relazioni rilevanti ai fini del Regolamento, il tetto non viene verificato sulla singola impresa, ma sull’insieme delle società interessate.
Una startup che non ha ricevuto direttamente contributi potrebbe quindi avere una capienza inferiore a 300.000 euro a causa degli aiuti attribuiti a un’altra società dello stesso gruppo.
Quali aiuti riducono il plafond
Nel calcolo rientrano gli incentivi concessi espressamente in regime de minimis, indipendentemente dalla loro forma. Possono ridurre il plafond, per esempio, contributi a fondo perduto, garanzie pubbliche e agevolazioni fiscali.
Gli aiuti autorizzati o concessi attraverso regimi differenti non utilizzano invece questo tetto.
Smart&Start di Invitalia permette di capire bene la differenza. Il finanziamento a tasso zero non viene necessariamente concesso in regime de minimis, mentre la quota a fondo perduto può rientrarvi. Una startup che abbia già ricevuto 150.000 euro di contributo in de minimis dispone di altri 150.000 euro per le agevolazioni collegate agli investimenti, salvo la presenza di ulteriori aiuti o di società collegate.
Lo stesso controllo va svolto per bandi regionali, contributi camerali e altre misure ottenute nei primi anni di attività. La somma di più incentivi può ridurre lo spazio disponibile per il 65% prima ancora dell’apertura del round.
Per questo il plafond non va ricostruito soltanto dall’elenco dei contributi ricordati dal founder. Occorrono i dati presenti nell’RNA, i provvedimenti di concessione e la verifica degli eventuali collegamenti societari.
Come presentare la domanda al MIMIT per la detrazione del 65%
La domanda per accedere alla detrazione del 65% non viene presentata dall’investitore. È il legale rappresentante della startup che riceve il capitale a trasmettere l’istanza sulla piattaforma MIMIT dedicata agli incentivi de minimis.
Il beneficio fiscale appartiene alla persona fisica che investe, mentre l’adempimento resta in capo alla società. Per questo la gestione dell’istanza deve essere coordinata con sottoscrizione, versamento e documenti del round.
Chi presenta l’istanza e quali dati servono
Il legale rappresentante accede alla piattaforma e inserisce i dati della startup, dell’investitore e dell’operazione. Il MIMIT verifica sul Registro nazionale degli aiuti di Stato la capienza disponibile e comunica l’esito alla società, all’investitore e all’Agenzia delle Entrate.
Solo dopo l’esito positivo l’investitore può utilizzare la detrazione nella propria dichiarazione fiscale.
La startup assume quindi una responsabilità precisa nei confronti di chi entra nel capitale. Se l’istanza non viene presentata, oppure viene trasmessa dopo il versamento, l’investitore perde l’agevolazione. Quando il 65% è indicato tra le condizioni economiche dell’operazione, la procedura va gestita con la stessa attenzione riservata alla documentazione societaria e agli accordi di investimento.
SPID, PEC e firma digitale
Per trasmettere l’istanza servono:
- SPID del legale rappresentante;
- PEC della startup;
- PEC personale dell’investitore;
- Firma digitale del legale rappresentante.
La PEC dell’investitore non può essere sostituita dalla casella di un’altra persona. Le comunicazioni sull’esito hanno valore legale e devono essere recapitate direttamente al beneficiario.
La disponibilità di una PEC personale va verificata quando si raccolgono i dati dell’investitore, non nei giorni immediatamente precedenti al versamento. Molti investitori privati non ne possiedono una attiva e i tempi necessari per ottenerla possono modificare il calendario previsto.
Una domanda per ogni investitore
La detrazione è personale, quindi ogni investitore richiede un’istanza separata.
Un round con cinque persone fisiche comporta cinque domande, ciascuna associata ai dati fiscali e alla PEC del relativo beneficiario. Un errore nella casella PEC o la mancata trasmissione di una domanda interessa soltanto quell’investitore, mentre le altre posizioni restano autonome.
Con più sottoscrittori aumenta anche il lavoro di raccolta e controllo dei dati. Conviene quindi predisporre prima del closing un prospetto con investitore, importo, PEC, data prevista del bonifico ed esito dell’istanza.
Quando presentare l’istanza al MIMIT
L’istanza deve essere trasmessa prima dell’investimento.
L’ordine da rispettare è questo:
- Invio dell’istanza sulla piattaforma MIMIT;
- Ricezione dell’esito positivo;
- Esecuzione del bonifico;
- Completamento del conferimento e consegna dei documenti all’investitore.
Nelle procedure di questo tipo, l’esito arriva di norma via PEC entro uno o due giorni. Il termine non è lungo, ma deve essere inserito nel calendario dell’operazione. La data del bonifico va fissata dopo la trasmissione della domanda e tenendo conto dei tempi di risposta.
Nei round con più investitori o versamenti distribuiti in tranche, ogni operazione deve essere associata alla propria istanza. Il calendario dei bonifici va quindi coordinato anche con l’ingresso dei nuovi soci e con gli aggiornamenti della cap table.
La detrazione del 65% si applica a SAFE e convertendo?
Sì, la detrazione del 65% può applicarsi anche agli investimenti effettuati tramite SAFE e altri strumenti convertendo.
La Legge 193/2024 ha chiarito che, per gli investimenti in convertendo, la detrazione matura alla data del versamento. La risposta n. 137 dell’8 luglio 2026 dell’Agenzia delle Entrate ha confermato l’applicazione della disciplina anche al SAFE analizzato nell’interpello.
Quando matura la detrazione per chi investe con un SAFE
Il beneficio matura nell’anno del versamento, senza attendere l’assegnazione delle quote, a condizione che le somme confluiscano nel patrimonio della startup e restino esposte al rischio d’impresa.
Il trattamento fiscale dipende però dalle caratteristiche dell’accordo. Nel SAFE esaminato dall’Agenzia delle Entrate, la somma versata entrava subito nel patrimonio della startup ed era esposta al medesimo rischio del capitale sociale. L’importo veniva destinato a una riserva di patrimonio netto non rimborsabile, non distribuibile e vincolata alla futura conversione.
Non basta quindi attribuire al contratto il nome SAFE. L’accordo deve essere redatto in modo coerente con la natura dell’investimento in convertendo e il trattamento contabile deve rispettarne le condizioni.
Quali adempimenti servono prima del bonifico
Anche per un SAFE, l’istanza sulla piattaforma MIMIT deve precedere il versamento. Restano applicabili gli altri requisiti della detrazione, compresi la capienza de minimis della startup e il vincolo triennale previsto per l’investimento. Il MIMIT conferma che la domanda deve essere presentata dal legale rappresentante prima dell’effettuazione dell’investimento.
Il bonifico deve permettere di collegare la somma al contratto sottoscritto. La causale può richiamare il versamento in conto futuro aumento di capitale, la natura SAFE dell’operazione e la data dell’accordo.
La startup deve inoltre iscrivere l’importo in una riserva di patrimonio netto non distribuibile e destinata alla futura conversione. Contratto, causale del bonifico e rilevazione contabile devono descrivere la stessa operazione.
Cosa accade se la conversione non avviene
La mancata conversione entro una data prestabilita non esclude automaticamente la detrazione, quando il contratto mantiene le somme nel patrimonio della startup alle condizioni esaminate dall’Agenzia.
Un rimborso all’investitore può invece compromettere il beneficio, perché elimina l’esposizione del capitale al rischio della società. Le clausole che disciplinano restituzione delle somme, scioglimento del contratto ed eventi di liquidità devono quindi essere esaminate prima della sottoscrizione.
Il chiarimento sui SAFE amplia le possibilità di accesso al 65%, ma non rende agevolabile ogni convertendo. La verifica deve comprendere la struttura dell’accordo, la destinazione contabile delle somme, la causale del bonifico e la sequenza degli adempimenti.
Documenti e dichiarazione fiscale per la detrazione del 65%
Dopo il conferimento, la startup deve fornire all’investitore la documentazione necessaria per dimostrare il diritto alla detrazione.
La dichiarazione della startup
Entro 30 giorni dal conferimento, il legale rappresentante deve rilasciare una dichiarazione che attesti l’importo dell’investimento ricevuto e il rispetto delle condizioni previste per l’agevolazione.
Nel documento va indicato anche il codice COR, assegnato dal Registro nazionale degli aiuti di Stato all’agevolazione registrata. Il codice permette di collegare l’investimento all’aiuto concesso e alla capienza de minimis della società.
La dichiarazione deve essere richiesta e archiviata subito dopo il versamento.
I documenti che deve conservare l’investitore
Oltre alla dichiarazione rilasciata dalla startup, l’investitore deve conservare la ricevuta del bonifico e la documentazione che attesta l’iscrizione della società nella sezione speciale del Registro delle Imprese alla data dell’investimento.
Il bonifico dimostra che il conferimento è avvenuto in denaro e consente di collegare il versamento all’operazione societaria. Per gli investimenti in SAFE o convertendi, devono essere conservati anche il contratto, la causale del versamento e i documenti che descrivono la destinazione delle somme nel patrimonio netto.
In caso di controllo, la documentazione deve permettere di ricostruire:
- Posizione della startup al momento dell’investimento;
- Presentazione preventiva dell’istanza;
- Esito positivo del MIMIT;
- Importo e la data del versamento;
- Permanenza delle condizioni richieste per il beneficio.
Come indicare la detrazione nella dichiarazione dei redditi
La detrazione deve essere riportata nella sezione della dichiarazione dedicata agli investimenti in startup e PMI innovative, con i dati della società, l’importo investito e il regime applicato.
Il modello e il rigo da utilizzare vanno verificati sulle istruzioni relative all’anno d’imposta interessato, perché la modulistica può cambiare. Per il Modello Redditi PF, l’Agenzia delle Entrate prevede il rigo RP80 dedicato a questi investimenti.
Quando la detrazione supera l’IRPEF dovuta, l’eccedenza genera il credito d’imposta disciplinato dalla Legge 162/2024, utilizzabile in compensazione con il codice tributo 7076.
La startup deve quindi consegnare i documenti in tempi brevi, mentre l’investitore deve conservarli e trasmetterli al professionista che prepara la dichiarazione. Una procedura MIMIT corretta può essere difesa solo se anche la documentazione successiva al versamento è completa.
Il 65% richiede pianificazione
La detrazione al 65% richiede una gestione precisa e coordinata: verifica della capienza de minimis, invio delle istanze prima dei versamenti e consegna della documentazione agli investitori nei tempi corretti.
L’aspetto critico è che la procedura è in capo alla startup, mentre il beneficio fiscale riguarda chi investe. Se l’istanza parte tardi o il plafond non copre l’importo promesso, la perdita ricade su chi ha versato il capitale, compromettendo un’agevolazione già inclusa nelle condizioni del round.
Per questo la gestione del 65% va integrata nel lavoro fiscale e societario che precede l’aumento di capitale.
In Startax fiscalità e parte societaria vengono seguite in modo coordinato.
In questo modo le condizioni discusse con gli investitori restano coerenti con statuto, accordi, istanze MIMIT e calendario dei versamenti.
Per il founder significa evitare correzioni a round già definito e tutelare il rapporto con chi ha investito confidando nel beneficio fiscale.
Non adattiamo modelli tradizionali all’innovazione. Nasciamo nell’innovazione e lavoriamo con chi costruisce impresa.